Con la riunione del Coordinamento nazionale dello scorso sabato 26 giugno, Area Destra ha ristrutturato la propria organizzazione politica e proceduto contro un ex-membro dell’esecutivo nazionale che, tutt’ora, persiste per evidenti ragioni personalistiche a gettare discredito sul gruppo dirigente del movimento, creando ostacoli al processo per l’unificazione delle forze di destra, col solo vantaggio di aiutare quanti preferiscono che la Destra resti in un ghetto.
Area Destra, da sabato, ha una nuova guida politica, affidata a Massimiliano Mazzanti, coordinatore nazionale con funzioni di segretario, come da statuto, e condivisa da un nuovo esecutivo che presto, per altro, vedrà l’ingresso di nuovi dirigenti che si sono particolarmente distinti sul territorio nella promozione del movimento.
Area Destra ha anche affidato al Coordinamento nazionale le funzioni che, dopo il primo congresso nazionale, saranno assunte dal Comitato centrale, e ha chiamato Andrea Urso ad assumerne la presidenza, con l’assunzione di un ruolo di garanzia e tutela del movimento che certamente sarà svolto con la dovuta energia, soprattutto in questo momento in cui Area Destra è sottoposta ad attacchi strumentali.
Per evidenti ragioni, è necessario sottolineare che la riunione di sabato 26 giugno, a cui hanno preso parte 8 componenti del Coordinamento nazionale, mentre un nono, Alberto Ferretti, impossibilitato a partecipare per improvvise ragioni di lavoro, ha scelto di farsi rappresentare proprio dal Coordinatore nazionale, era perfettamente legittima, così come legittime sono le determinazioni assunte in quella sede. A conferma di quanto detto, le calorose testimonianze di approvazione dei risultati dell’importante riunione già pervenute da parte dei più impegnati e capaci dirigenti di Area Destra sparsi in tutta Italia.
Contro le persone che continuano a sostenere tesi diverse, senza neanche il coraggio di adire vie legali per far valere inesistenti interpretazioni differenti da quella qui esposta, il Coordinatore nazionale ha pregato il presidente del Coordinamento nazionale, quale massima autorità di garanzia del movimento, di intraprendere tutte le necessarie strade giudiziarie a tutela dell’onorabilità dei dirigenti e del movimento stesso.
Nella speranza e nell’intenzione di parlare e discutere, di qui in avanti, solo di linee politiche e programmi di sviluppo, il Coordinatore nazionale augura a tutto il partito buon lavoro e ringrazia tutti gli iscritti e i dirigenti del movimento per la fiducia accordata.
mercoledì 30 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
REPRESSIONE DELL'INFORMAZIONE A MEZZO WEB
NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.
documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it/
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.
documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it/
domenica 20 giugno 2010
26 GIUGNO A ROMA COORDINAMENTO NAZIONALE DI AREA DESTRA
Pubblicato da Info il 11 - giugno - 2010
Il Coordinamento Nazionale di Area Destra è convocato ufficialmente per il giorno 26 giugno,all’ Hotel De Russie, in via del Babbuino 9 (pieno centro a Roma,vicino a Piazza del Popolo) e i lavori avranno inizio alle ore 15. Vi potranno e dovranno partecipare esclusivamente i componenti del Coordinamento Nazionale che, si ricorda, dovranno essere in formale regola col tesseramento ed il versamento integrale della quota di iscrizione.
-Programma dei lavori
-Elezione del presidente da parte dell’ assemblea
-Discussione e votazione dei vari punti all’ ordine del giorno.
-Tutti i componenti effettivi ed in regola con il tesseramento e versamento della quota di iscrizione al movimento,
oltre che partecipare al dibattito e prendere parte alle votazioni,potranno avanzare proposte sotto forma di punti
all’ ODG.
Per proposte inviare mail al sottostante indirizzo
SEGRETERIA@AREADESTRA.IT
WWW.AREADESTRA.IT
Il Coordinamento Nazionale di Area Destra è convocato ufficialmente per il giorno 26 giugno,all’ Hotel De Russie, in via del Babbuino 9 (pieno centro a Roma,vicino a Piazza del Popolo) e i lavori avranno inizio alle ore 15. Vi potranno e dovranno partecipare esclusivamente i componenti del Coordinamento Nazionale che, si ricorda, dovranno essere in formale regola col tesseramento ed il versamento integrale della quota di iscrizione.
-Programma dei lavori
-Elezione del presidente da parte dell’ assemblea
-Discussione e votazione dei vari punti all’ ordine del giorno.
-Tutti i componenti effettivi ed in regola con il tesseramento e versamento della quota di iscrizione al movimento,
oltre che partecipare al dibattito e prendere parte alle votazioni,potranno avanzare proposte sotto forma di punti
all’ ODG.
Per proposte inviare mail al sottostante indirizzo
SEGRETERIA@AREADESTRA.IT
WWW.AREADESTRA.IT
sabato 5 giugno 2010
L'Italia e' una colonia?
I mass media propagandano l'immagine dell'Italia come di un paese libero e democratico, in cui la
popolazione gode di potere politico ed economico. Ma e' davvero cosi'?
Il sospetto che l'élite egemone economico-finanziaria si sia appropriata del nostro paese sotto tutti i
punti di vista e che lo stia guidando verso il baratro, è venuto persino al Financial Times, che in un
articolo del 16 marzo 2006 scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina verso
la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente dell'estrema destra americana e un
accanito sostenitore di George W. Bush, quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce
l'élite dominante.
Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da considerazioni finanziarie, precisamente dalla scelta
italiana di assumere l'euro come propria valuta, pur essendo il paese condannato ad avere
un'economia debole, a causa delle scelte di politica economica effettuate dai governi, che tendono
ad avvantaggiare il capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una
colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro, si trovò a fare i conti con una
moneta forte, mentre la sua economia era in mani straniere. Ciò che accadde all'Argentina è noto.
Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation anglo-americane. Oggi
l'Italia è il paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere. Il Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno col fiato sul collo per controllare i
pagamenti del debito, ignorando il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti, pur
di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla spesa pubblica (sanità, scuola,
amministrazione, ecc.) e ulteriori privatizzazioni, peggiorando le condizioni del paese.
Lo scopo principale del Fmi (dobbiamo ricordare che esso è un istituto finanziario controllato dai
banchieri anglo-americani) è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò che già, nel
1998, svelava Zbigniew Brzezinski, nel suo libro La grande scacchiera: il primato americano e i
suoi imperativi geostrategici. L'eccessivo benessere dei paesi dell'Europa occidentale, secondo
Brzezinski, era un grave ostacolo, poiché tale livello di ricchezza era più elevato rispetto a quello
della media dei cittadini americani, ed essendo l'Europa considerata un protettorato americano, ciò
risultava inammissibile.
L'Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l'America. L'Alleanza
Atlantica autorizza l'America ad avere influenza politica e peso militare sul continente … se
l'Europa crescesse, questo beneficerebbe direttamente l'influenza americana … L'Europa
Occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i
pagatori di tributi dei vecchi imperi... L'Europa deve risolvere il problema causato dal suo sistema
di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua capacità di iniziative.
L'Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense potesse imporsi su
tutta l'Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti medi, e ciò è avvenuto in Italia anche a
causa della Legge Biagi, che legalizza lo sfruttamento lavorativo. Il resto lo fecero il sistema
bancario, le dittature imposte al Terzo mondo (che hanno costretto milioni di persone ad offrire
manodopera semischiavile, abbassando il costo del lavoro e smantellando il sistema dei diritti,
frutto di lotte politiche e sindacali), e le privatizzazioni, promosse dal Fmi. Le campagne mediatiche
menzognere fanno credere che il Fmi e la Bce tengano alla "stabilità" del paese, o alla
"competitività" delle aziende italiane, mentre è l'esatto opposto: vogliono tenere in scacco l'intera
economia del paese, strozzandola con il debito e rendendola poco competitiva attraverso varie
strategie.
I nostri politici, anziché cercare di contrastare il potere del Fmi, lo assecondano, e lo propagandano
come giusto e autorevole, mostrando così che l'Italia è soggiogata anche politicamente al potere
straniero, come una colonia. In molti modi (privatizzando, non tutelando i prodotti italiani,
accettando di pagare i diritti di signoraggio, foraggiando le società private, ecc.) i nostri governi
operano per la distruzione economica e finanziaria del nostro paese, e non per il nostro benessere e
per i nostri valori.
Il livello di povertà nel nostro paese è aumentato dal 6,5% della popolazione degli anni Novanta,
all'11,7% del 2001, fino al 12% del 2005. Le riforme neoliberiste imposte all'Italia dal Fmi hanno
sottratto ricchezza alla classe media e inferiore, per arricchire l'élite già ricca, come dimostra
l'analisi fatta dalla Banca d'Italia nel periodo 1989/1998:
Il 10% delle famiglie più povere aveva il 2.7% del reddito totale nel 1989, mentre nel 1998 questa
quota è scesa al 2%. Il 10% delle famiglie più ricche ha invece incrementato la propria quota dal
25.2% al 27.5%. L'incremento dell'indice di Gini, in 9 anni, è stato pari all'11%... piccoli incrementi
(decrementi) dell'indice di Gini provocano enormi aumenti (diminuzioni) del divario tra il più
povero e il più ricco dell'insieme. Oggi circa il 20% delle famiglie più ricche possiede oltre la metà
del reddito del paese, mentre il 20% delle famiglie italiane povere possiede soltanto circa il 6%. Ciò
spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton, i Pirelli e i Falck, siano così
accondiscendenti alla colonizzazione dell'Italia: ciò garantisce loro maggiore ricchezza e privilegi.
Un paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio territorio e non
sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed economica. I diritti degli indigeni coloniali
sono subordinati agli interessi della potenza dominante, che si erge al di sopra delle leggi. Le
autorità dei paesi coloniali esigono ingenti pagamenti, come accade con le banche titolari del nostro
debito, che impongono alle nostre autorità di elaborare una finanziaria annuale per pagare il debito.
Il debito è in realtà una forma di tassazione imposta dalle banche, architettata in modo tale che i
cittadini credano di aver ricevuto qualcosa da dover pagare, mentre invece si tratta di una tassazione
di tipo coloniale, cioè creata per impoverire i cittadini e arricchire il sistema di potere. Il debito
imposto all'Italia è talmente alto che nel 2002 equivaleva ad un terzo del debito pubblico
complessivo di tutti i paesi dell'Unione Europea (che era di 4707,7 miliardi di euro). Nonostante le
manovre finanziarie che hanno dissanguato il paese, nel gennaio 2007 il debito era ancora di
1.605,4 miliardi. Non sarà mai estinto, affinché l'Italia possa rimanere in eterno assoggettata all'élite
bancaria.
Le finanziarie hanno anche l'obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione alle guerre del paese
dominante, e nell'ultima finanziaria il governo ha aumentato tali spese a 20,354 miliardi di euro, che
è una somma altissima per un paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra. Si
comprende tale spesa soltanto se si pensa che ogni paese sottomesso ad un potere coloniale è
obbligato a partecipare alle spese militari del paese imperiale. Gli italiani pagano il 41% del costo di
stazionamento delle basi americane, si tratta complessivamente di 366 milioni di dollari all'anno.
Proprio come una colonia, subiamo un'occupazione militare e siamo anche costretti a pagarla. Dagli
anni Cinquanta, l'Italia è sotto controllo militare statunitense, attraverso 113 basi militari, che
ospitano almeno 60.000 soldati. Gli Usa hanno potere sul nostro territorio, a tal punto che non sono
obbligati nemmeno a precisare l'ubicazione delle loro basi o le attività che si svolgono all'interno.
Ciò viola gli articoli 80 e 87 della nostra Costituzione, che dovrebbero proteggere la sovranità
nazionale su tutto il territorio dello Stato. Diverse basi militari sono dotate di missili a testata
nucleare, e l'accordo "Stone Ax" prevede l'uso delle armi nucleari da parte di soldati italiani
autorizzati dalle autorità americane.
Dunque, non soltanto le autorità statunitensi hanno potere sul territorio italiano come fosse una loro
colonia, ma concludono accordi segreti che obbligano i soldati italiani a mettersi a loro servizio,
come una truppa coloniale. L'accordo Stone Ax ("Ascia di pietra") è un accordo di cui il Parlamento
non ha mai avuto modo di discutere, poiché è stato concluso segretamente fra Roma e Washington.
Con questo accordo, che risale agli anni Cinquanta ma è stato rinnovato dal governo Berlusconi,
l'Italia diventa uno degli avamposti per la futura guerra nucleare.
Nell'aprile del 2002, Umanità Nova, riportava la testimonianza di un ex-analista dell'Intelligence
statunitense, William Arkin, che nel suo libro dal titolo Code names, parla di un documento
chiamato "Nuclear Posture Rewiew", in cui la Casa Bianca ordina al Pentagono di pianificare l'uso
di armi nucleari per le guerre future, contro nemici come la Corea del Nord, l'Iran e la Siria.
L'ipotesi di guerre nucleari appare, da questo documento, tutt'altro che improbabile, e l'accordo
Stone Ax permetterebbe agli Usa di progettare gli attacchi dall'Italia e di richiedere la
collaborazione dei militari italiani.
In caso di attacco a un paese dotato di armi nucleari (come la Corea del Nord) è assai probabile che
il contrattacco nucleare avvenga contro il nostro paese (da cui sarà partito l'attacco) piuttosto che
contro il territorio degli Stati Uniti, che è assai più protetto. Le autorità americane, come al solito,
preferiscono che venga colpita una colonia piuttosto che la madrepatria. Molti italiani credono
ingenuamente di essere "protetti" dalla massiccia presenza militare americana, e non immaginano
che invece è il contrario: siamo esposti al pericolo di distruzione nucleare assai più di qualsiasi altro
paese europeo.
In Italia, le testate nucleari sarebbero 90 soltanto ad Aviano e a Ghedi, e alcune di esse hanno una
potenza dieci volte maggiore della bomba sganciata ad Hiroshima.
La presenza di armi nucleari sul suolo italiano è illegale in base alla legge n. 185 del 9 luglio 1990,
che vieta la fabbricazione, il transito, l'esportazione e l'importazione di armi chimiche, biologiche, e
nucleari. L'articolo 1 comma 7 della legge dice: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione,
l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata
alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti
e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle
idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari". In base a questa legge, le
autorità italiane che hanno rinnovato l'accordo Stone Ax dovrebbero essere processate.
Le nostre autorità, soltanto nel marzo del 2005, in seguito ad un'interrogazione parlamentare, hanno
ammesso la presenza di armi nucleari in Italia, senza però contemplare in nessun modo la possibilità
di sottoporre il problema alla popolazione, data la gravità, oppure di avere il dovere di chiarire da
quando, dove e perché ci sono queste armi sul nostro suolo. E' come se i cittadini italiani non
potessero avere alcun controllo sulle questioni militari, e se a ciò si aggiunge che essi non hanno
alcun potere sulle questioni finanziarie ed economiche del paese, si può dire che la loro condizione
è simile a quella del suddito sottomesso ad un potere che non accetta alcuna limitazione.
I cittadini italiani vengono convinti di avere potere politico, in quanto alle elezioni possono
scegliere fra "destra" e "sinistra", ma quando essi chiedono che venga rispettata concretamente la
loro volontà (ad esempio nel caso della Tav o della base di Vicenza), si scatena un putiferio
mediatico e politico, per evitare di concedere il benché minimo reale potere.
Dalle basi americane ubicate in Italia, sono partiti missili per operazioni di guerra offensive, come
nel caso della Jugoslavia e dell'Iraq, in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione che "ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", e all'insaputa della popolazione. Inoltre, i soldati americani, quando
commettono violenze, abusi o omicidi, sono impunibili dalla nostra giurisdizione, e quindi non
pagano per i crimini, dato che la loro giurisdizione li assolve quasi sempre.
Basti ricordare il caso di Ustica o di Calipari. L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari
e il ferimento della giornalista Giuliana Sgrena non hanno alcun colpevole secondo il Pentagono,
che ha alterato la versione dei fatti per assolvere i soldati americani.
Il 27 giugno del 1980 esplose nel cielo di Ustica un DC-9 diretto da Bologna a Palermo, e 81
persone morirono. Era accaduto che i servizi segreti americani avevano appreso che Gheddafi
avrebbe volato sui cieli italiani con il suo aereo personale, e avevano deciso di colpirlo. Ma il
presidente libico non era su quell'aereo e i missili americani abbatterono anche l'aereo italiano. Il
processo per la strage di Ustica, aperto dalla magistratura italiana, andò avanti per 25 anni, fra
depistaggi e numerosi tentativi di occultare le prove. Si cercherà di far credere che l'incidente fosse
dovuto ad una bomba che si trovava nel velivolo, nascondendo le tracce della presenza di forze
militari americane sul luogo. Alla fine, non si ebbe alcun colpevole né alcun risarcimento alle
vittime.
Le vite degli italiani furono considerate di nessun valore, e le nostre autorità hanno dimostrato di
non avere alcun potere per proteggerle, essendo subordinate alle autorità statunitensi, come fossero
autorità coloniali.
La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha prodotto perdite
economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l'aumento del costo per l'utente.
Svendere i beni pubblici non significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende
vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad esempio, il Ministro
per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha propagandato come importante la sua riforma che
eliminava il costo di ricarica delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva
alcun potere di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l'aumento delle
tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i piani tariffari, in modo tale
da garantirsi gli stessi introiti che avevano in precedenza.
Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono denaro e potere all'intera
comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo strapotere delle società private. Se i nostri
ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche,
sarebbero immediatamente richiamati all'"ordine" dalle autorità dell'Unione Europea e da quelle
statunitensi.
La privatizzazione della Telecom, avvenuta nell'ottobre del 1997, permise ad un gruppo di
imprenditori e banche di impadronirsi dell'azienda, e al Ministero del Tesoro rimase soltanto il
3,5%. Il piano per il controllo di Telecom era stato progettato dalla Merril Lynch, dal Gruppo
Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e dalla Chase Manhattan Bank. Dopo dieci anni
dalla privatizzazione, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone erano
state licenziate, i titoli azionari avevano fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli
utenti erano aumentati e la società era in perdita.
I danni per la privatizzazione di Telecom non sono stati soltanto di natura finanziaria, ma anche
relativi alla qualità e alla sicurezza del servizio. La privacy dei cittadini non è in alcun modo
tutelata, e gli scandali degli ultimi anni lo hanno provato.
Oggi l'azienda è ridotta male, e i titoli azionistici oscillano. Tre grandi banche, Morgan Stanley,
Goldman Sachs e Ubs, possono far salire o scendere qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del
credito speculativo mondiale, e potendo diffondere notizie che condizionano il comportamento
degli investitori. Manovrando il valore delle azioni, si condiziona l'andamento dell'azienda, e ciò
consente ai grandi colossi bancari di preparare il terreno per appropriarsene, come sta accadendo
anche con Alitalia.
Pirelli ha aperto trattative in esclusiva col colosso American Telephone and Telegraph Company
(At&T), che appartiene ad un gruppo di grandi banchieri, che quest'anno ha vinto negli Usa un
appalto pubblico ricchissimo, per gestire il settore delle telecomunicazioni, e fornire servizi a 135
delle 184 agenzie federali, insieme a Qwest e Verizon. Le trattative con At&t, e America Movil
dureranno fino al 30 aprile, poi Generali e Mediobanca avranno 15 giorni di tempo per esercitare il
loro diritto di prelazione.
Non sappiamo ancora se sarà la At &t ad impadronirsi di una delle aziende più importanti del nostro
paese, ma sappiamo già cosa accadrà dopo la svendita: si avranno licenziamenti, aumenterà il costo
per l'utente, la qualità del servizio sarà sempre più scadente ed emergeranno di tanto in tanto
illegalità diffuse, che riveleranno la possibilità di controllo su ogni cittadino.
Chi dubita che l'Italia di oggi abbia caratteristiche di natura coloniale provi a scrivere una lettera
alle autorità italiane, per chiedere spiegazioni sui debiti bancari e sul signoraggio, sulle
privatizzazioni, sulla sovranità territoriale dell'Italia oppure sulle testate nucleari. Non otterrà alcuna
risposta chiara, esauriente e onesta (semmai dovesse ricevere qualche tipo di risposta), e questa sarà
una prova che le nostre autorità sono a servizio delle banche e delle corporation internazionali, e
subordinano ad esse i diritti dei cittadini italiani, come accade nelle colonie.
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it
popolazione gode di potere politico ed economico. Ma e' davvero cosi'?
Il sospetto che l'élite egemone economico-finanziaria si sia appropriata del nostro paese sotto tutti i
punti di vista e che lo stia guidando verso il baratro, è venuto persino al Financial Times, che in un
articolo del 16 marzo 2006 scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina verso
la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente dell'estrema destra americana e un
accanito sostenitore di George W. Bush, quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce
l'élite dominante.
Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da considerazioni finanziarie, precisamente dalla scelta
italiana di assumere l'euro come propria valuta, pur essendo il paese condannato ad avere
un'economia debole, a causa delle scelte di politica economica effettuate dai governi, che tendono
ad avvantaggiare il capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una
colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro, si trovò a fare i conti con una
moneta forte, mentre la sua economia era in mani straniere. Ciò che accadde all'Argentina è noto.
Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation anglo-americane. Oggi
l'Italia è il paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere. Il Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno col fiato sul collo per controllare i
pagamenti del debito, ignorando il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti, pur
di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla spesa pubblica (sanità, scuola,
amministrazione, ecc.) e ulteriori privatizzazioni, peggiorando le condizioni del paese.
Lo scopo principale del Fmi (dobbiamo ricordare che esso è un istituto finanziario controllato dai
banchieri anglo-americani) è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò che già, nel
1998, svelava Zbigniew Brzezinski, nel suo libro La grande scacchiera: il primato americano e i
suoi imperativi geostrategici. L'eccessivo benessere dei paesi dell'Europa occidentale, secondo
Brzezinski, era un grave ostacolo, poiché tale livello di ricchezza era più elevato rispetto a quello
della media dei cittadini americani, ed essendo l'Europa considerata un protettorato americano, ciò
risultava inammissibile.
L'Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l'America. L'Alleanza
Atlantica autorizza l'America ad avere influenza politica e peso militare sul continente … se
l'Europa crescesse, questo beneficerebbe direttamente l'influenza americana … L'Europa
Occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i
pagatori di tributi dei vecchi imperi... L'Europa deve risolvere il problema causato dal suo sistema
di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua capacità di iniziative.
L'Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense potesse imporsi su
tutta l'Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti medi, e ciò è avvenuto in Italia anche a
causa della Legge Biagi, che legalizza lo sfruttamento lavorativo. Il resto lo fecero il sistema
bancario, le dittature imposte al Terzo mondo (che hanno costretto milioni di persone ad offrire
manodopera semischiavile, abbassando il costo del lavoro e smantellando il sistema dei diritti,
frutto di lotte politiche e sindacali), e le privatizzazioni, promosse dal Fmi. Le campagne mediatiche
menzognere fanno credere che il Fmi e la Bce tengano alla "stabilità" del paese, o alla
"competitività" delle aziende italiane, mentre è l'esatto opposto: vogliono tenere in scacco l'intera
economia del paese, strozzandola con il debito e rendendola poco competitiva attraverso varie
strategie.
I nostri politici, anziché cercare di contrastare il potere del Fmi, lo assecondano, e lo propagandano
come giusto e autorevole, mostrando così che l'Italia è soggiogata anche politicamente al potere
straniero, come una colonia. In molti modi (privatizzando, non tutelando i prodotti italiani,
accettando di pagare i diritti di signoraggio, foraggiando le società private, ecc.) i nostri governi
operano per la distruzione economica e finanziaria del nostro paese, e non per il nostro benessere e
per i nostri valori.
Il livello di povertà nel nostro paese è aumentato dal 6,5% della popolazione degli anni Novanta,
all'11,7% del 2001, fino al 12% del 2005. Le riforme neoliberiste imposte all'Italia dal Fmi hanno
sottratto ricchezza alla classe media e inferiore, per arricchire l'élite già ricca, come dimostra
l'analisi fatta dalla Banca d'Italia nel periodo 1989/1998:
Il 10% delle famiglie più povere aveva il 2.7% del reddito totale nel 1989, mentre nel 1998 questa
quota è scesa al 2%. Il 10% delle famiglie più ricche ha invece incrementato la propria quota dal
25.2% al 27.5%. L'incremento dell'indice di Gini, in 9 anni, è stato pari all'11%... piccoli incrementi
(decrementi) dell'indice di Gini provocano enormi aumenti (diminuzioni) del divario tra il più
povero e il più ricco dell'insieme. Oggi circa il 20% delle famiglie più ricche possiede oltre la metà
del reddito del paese, mentre il 20% delle famiglie italiane povere possiede soltanto circa il 6%. Ciò
spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton, i Pirelli e i Falck, siano così
accondiscendenti alla colonizzazione dell'Italia: ciò garantisce loro maggiore ricchezza e privilegi.
Un paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio territorio e non
sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed economica. I diritti degli indigeni coloniali
sono subordinati agli interessi della potenza dominante, che si erge al di sopra delle leggi. Le
autorità dei paesi coloniali esigono ingenti pagamenti, come accade con le banche titolari del nostro
debito, che impongono alle nostre autorità di elaborare una finanziaria annuale per pagare il debito.
Il debito è in realtà una forma di tassazione imposta dalle banche, architettata in modo tale che i
cittadini credano di aver ricevuto qualcosa da dover pagare, mentre invece si tratta di una tassazione
di tipo coloniale, cioè creata per impoverire i cittadini e arricchire il sistema di potere. Il debito
imposto all'Italia è talmente alto che nel 2002 equivaleva ad un terzo del debito pubblico
complessivo di tutti i paesi dell'Unione Europea (che era di 4707,7 miliardi di euro). Nonostante le
manovre finanziarie che hanno dissanguato il paese, nel gennaio 2007 il debito era ancora di
1.605,4 miliardi. Non sarà mai estinto, affinché l'Italia possa rimanere in eterno assoggettata all'élite
bancaria.
Le finanziarie hanno anche l'obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione alle guerre del paese
dominante, e nell'ultima finanziaria il governo ha aumentato tali spese a 20,354 miliardi di euro, che
è una somma altissima per un paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra. Si
comprende tale spesa soltanto se si pensa che ogni paese sottomesso ad un potere coloniale è
obbligato a partecipare alle spese militari del paese imperiale. Gli italiani pagano il 41% del costo di
stazionamento delle basi americane, si tratta complessivamente di 366 milioni di dollari all'anno.
Proprio come una colonia, subiamo un'occupazione militare e siamo anche costretti a pagarla. Dagli
anni Cinquanta, l'Italia è sotto controllo militare statunitense, attraverso 113 basi militari, che
ospitano almeno 60.000 soldati. Gli Usa hanno potere sul nostro territorio, a tal punto che non sono
obbligati nemmeno a precisare l'ubicazione delle loro basi o le attività che si svolgono all'interno.
Ciò viola gli articoli 80 e 87 della nostra Costituzione, che dovrebbero proteggere la sovranità
nazionale su tutto il territorio dello Stato. Diverse basi militari sono dotate di missili a testata
nucleare, e l'accordo "Stone Ax" prevede l'uso delle armi nucleari da parte di soldati italiani
autorizzati dalle autorità americane.
Dunque, non soltanto le autorità statunitensi hanno potere sul territorio italiano come fosse una loro
colonia, ma concludono accordi segreti che obbligano i soldati italiani a mettersi a loro servizio,
come una truppa coloniale. L'accordo Stone Ax ("Ascia di pietra") è un accordo di cui il Parlamento
non ha mai avuto modo di discutere, poiché è stato concluso segretamente fra Roma e Washington.
Con questo accordo, che risale agli anni Cinquanta ma è stato rinnovato dal governo Berlusconi,
l'Italia diventa uno degli avamposti per la futura guerra nucleare.
Nell'aprile del 2002, Umanità Nova, riportava la testimonianza di un ex-analista dell'Intelligence
statunitense, William Arkin, che nel suo libro dal titolo Code names, parla di un documento
chiamato "Nuclear Posture Rewiew", in cui la Casa Bianca ordina al Pentagono di pianificare l'uso
di armi nucleari per le guerre future, contro nemici come la Corea del Nord, l'Iran e la Siria.
L'ipotesi di guerre nucleari appare, da questo documento, tutt'altro che improbabile, e l'accordo
Stone Ax permetterebbe agli Usa di progettare gli attacchi dall'Italia e di richiedere la
collaborazione dei militari italiani.
In caso di attacco a un paese dotato di armi nucleari (come la Corea del Nord) è assai probabile che
il contrattacco nucleare avvenga contro il nostro paese (da cui sarà partito l'attacco) piuttosto che
contro il territorio degli Stati Uniti, che è assai più protetto. Le autorità americane, come al solito,
preferiscono che venga colpita una colonia piuttosto che la madrepatria. Molti italiani credono
ingenuamente di essere "protetti" dalla massiccia presenza militare americana, e non immaginano
che invece è il contrario: siamo esposti al pericolo di distruzione nucleare assai più di qualsiasi altro
paese europeo.
In Italia, le testate nucleari sarebbero 90 soltanto ad Aviano e a Ghedi, e alcune di esse hanno una
potenza dieci volte maggiore della bomba sganciata ad Hiroshima.
La presenza di armi nucleari sul suolo italiano è illegale in base alla legge n. 185 del 9 luglio 1990,
che vieta la fabbricazione, il transito, l'esportazione e l'importazione di armi chimiche, biologiche, e
nucleari. L'articolo 1 comma 7 della legge dice: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione,
l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata
alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti
e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle
idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari". In base a questa legge, le
autorità italiane che hanno rinnovato l'accordo Stone Ax dovrebbero essere processate.
Le nostre autorità, soltanto nel marzo del 2005, in seguito ad un'interrogazione parlamentare, hanno
ammesso la presenza di armi nucleari in Italia, senza però contemplare in nessun modo la possibilità
di sottoporre il problema alla popolazione, data la gravità, oppure di avere il dovere di chiarire da
quando, dove e perché ci sono queste armi sul nostro suolo. E' come se i cittadini italiani non
potessero avere alcun controllo sulle questioni militari, e se a ciò si aggiunge che essi non hanno
alcun potere sulle questioni finanziarie ed economiche del paese, si può dire che la loro condizione
è simile a quella del suddito sottomesso ad un potere che non accetta alcuna limitazione.
I cittadini italiani vengono convinti di avere potere politico, in quanto alle elezioni possono
scegliere fra "destra" e "sinistra", ma quando essi chiedono che venga rispettata concretamente la
loro volontà (ad esempio nel caso della Tav o della base di Vicenza), si scatena un putiferio
mediatico e politico, per evitare di concedere il benché minimo reale potere.
Dalle basi americane ubicate in Italia, sono partiti missili per operazioni di guerra offensive, come
nel caso della Jugoslavia e dell'Iraq, in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione che "ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", e all'insaputa della popolazione. Inoltre, i soldati americani, quando
commettono violenze, abusi o omicidi, sono impunibili dalla nostra giurisdizione, e quindi non
pagano per i crimini, dato che la loro giurisdizione li assolve quasi sempre.
Basti ricordare il caso di Ustica o di Calipari. L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari
e il ferimento della giornalista Giuliana Sgrena non hanno alcun colpevole secondo il Pentagono,
che ha alterato la versione dei fatti per assolvere i soldati americani.
Il 27 giugno del 1980 esplose nel cielo di Ustica un DC-9 diretto da Bologna a Palermo, e 81
persone morirono. Era accaduto che i servizi segreti americani avevano appreso che Gheddafi
avrebbe volato sui cieli italiani con il suo aereo personale, e avevano deciso di colpirlo. Ma il
presidente libico non era su quell'aereo e i missili americani abbatterono anche l'aereo italiano. Il
processo per la strage di Ustica, aperto dalla magistratura italiana, andò avanti per 25 anni, fra
depistaggi e numerosi tentativi di occultare le prove. Si cercherà di far credere che l'incidente fosse
dovuto ad una bomba che si trovava nel velivolo, nascondendo le tracce della presenza di forze
militari americane sul luogo. Alla fine, non si ebbe alcun colpevole né alcun risarcimento alle
vittime.
Le vite degli italiani furono considerate di nessun valore, e le nostre autorità hanno dimostrato di
non avere alcun potere per proteggerle, essendo subordinate alle autorità statunitensi, come fossero
autorità coloniali.
La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha prodotto perdite
economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l'aumento del costo per l'utente.
Svendere i beni pubblici non significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende
vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad esempio, il Ministro
per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha propagandato come importante la sua riforma che
eliminava il costo di ricarica delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva
alcun potere di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l'aumento delle
tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i piani tariffari, in modo tale
da garantirsi gli stessi introiti che avevano in precedenza.
Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono denaro e potere all'intera
comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo strapotere delle società private. Se i nostri
ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche,
sarebbero immediatamente richiamati all'"ordine" dalle autorità dell'Unione Europea e da quelle
statunitensi.
La privatizzazione della Telecom, avvenuta nell'ottobre del 1997, permise ad un gruppo di
imprenditori e banche di impadronirsi dell'azienda, e al Ministero del Tesoro rimase soltanto il
3,5%. Il piano per il controllo di Telecom era stato progettato dalla Merril Lynch, dal Gruppo
Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e dalla Chase Manhattan Bank. Dopo dieci anni
dalla privatizzazione, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone erano
state licenziate, i titoli azionari avevano fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli
utenti erano aumentati e la società era in perdita.
I danni per la privatizzazione di Telecom non sono stati soltanto di natura finanziaria, ma anche
relativi alla qualità e alla sicurezza del servizio. La privacy dei cittadini non è in alcun modo
tutelata, e gli scandali degli ultimi anni lo hanno provato.
Oggi l'azienda è ridotta male, e i titoli azionistici oscillano. Tre grandi banche, Morgan Stanley,
Goldman Sachs e Ubs, possono far salire o scendere qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del
credito speculativo mondiale, e potendo diffondere notizie che condizionano il comportamento
degli investitori. Manovrando il valore delle azioni, si condiziona l'andamento dell'azienda, e ciò
consente ai grandi colossi bancari di preparare il terreno per appropriarsene, come sta accadendo
anche con Alitalia.
Pirelli ha aperto trattative in esclusiva col colosso American Telephone and Telegraph Company
(At&T), che appartiene ad un gruppo di grandi banchieri, che quest'anno ha vinto negli Usa un
appalto pubblico ricchissimo, per gestire il settore delle telecomunicazioni, e fornire servizi a 135
delle 184 agenzie federali, insieme a Qwest e Verizon. Le trattative con At&t, e America Movil
dureranno fino al 30 aprile, poi Generali e Mediobanca avranno 15 giorni di tempo per esercitare il
loro diritto di prelazione.
Non sappiamo ancora se sarà la At &t ad impadronirsi di una delle aziende più importanti del nostro
paese, ma sappiamo già cosa accadrà dopo la svendita: si avranno licenziamenti, aumenterà il costo
per l'utente, la qualità del servizio sarà sempre più scadente ed emergeranno di tanto in tanto
illegalità diffuse, che riveleranno la possibilità di controllo su ogni cittadino.
Chi dubita che l'Italia di oggi abbia caratteristiche di natura coloniale provi a scrivere una lettera
alle autorità italiane, per chiedere spiegazioni sui debiti bancari e sul signoraggio, sulle
privatizzazioni, sulla sovranità territoriale dell'Italia oppure sulle testate nucleari. Non otterrà alcuna
risposta chiara, esauriente e onesta (semmai dovesse ricevere qualche tipo di risposta), e questa sarà
una prova che le nostre autorità sono a servizio delle banche e delle corporation internazionali, e
subordinano ad esse i diritti dei cittadini italiani, come accade nelle colonie.
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it
Macelleria sociale ed evasione bancaria: perché Draghi doveva tacere. Marco Della Luna
Nella sua allocuzione del 31 Maggio 2010, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e candidato alla presidenza della BCE, ha definito l’evasione fiscale come “macelleria sociale”. Ma Draghi, come tutti i governatori di banche centrali, come tutti i gestori di banche di credito, è l’ultima persona al mondo legittimata a parlare di evasione e giudicare gli altri. Vediamo perché in cinque punti. Cinque punti di critica, ma anche di proposta per riforme eque ed efficaci da parte di ogni statista e di ogni ministro dell’economia che vogliano passare alla storia e non finire nell’affollato dimenticatoio dei burattini senza volto.
E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.
E qui va fatto il primo rilievo: le banche centrali, quando creano (e poi usano per comperare titoli o erogare crediti remunerati) denaro o attivi dal nulla, aumentano il proprio patrimonio (cioè guadagnano) a costo zero, e su questo aumento non sono tassate, perché fanno figurare che esso sia compensato dall’uscita del denaro così creato. Ma siccome questo denaro è creato da loro a costo zero, la compensazione è fasulla, come riconoscono i manuali di economia politica, dal Krugman al Blanchard, e le tasse dovrebbero essere pagate, previa revisione dei bilanci e accertamento del reddito evaso. Quindi, poiché le banche centrali evadono o eludono massicciamente le tasse, i loro governatori non sono legittimati a giudicare in materia di evasione.
Proseguiamo. E’ pure nozione comune e non contestata, che le banche di credito, partendo dal denaro creato dalle banche centrali, lo moltiplicano nel seguente modo: esse mettono a riserva questi titoli presso la banca centrale, oppure prendono a prestito da essa i depositi che essa crea a costo zero, per poi depositarli presso di essa, sempre a riserva. Partendo da questa riserva, e applicando il moltiplicatore bancario, che normalmente è di dieci, esse erogano credito per un importo complessivo pari a dieci volte le riserve. Ossia, se hanno a riserva 10, possono erogare credito per 100, percependo interesse su 100, mentre pagano interessi solo su 10. Inoltre, i loro interessi attivi sono molto superiori a quelli passivi. Se pagano l’1% di interessi passivi alla banca centrale per le riserve, e si fanno pagare mediamente l’8% dai loro clienti, allora guadagnano, di interessi, (8 x 10 ) – 1 = 79. In realtà, però, la percentuale di riserva non è un limite alla creazione di liquidità, perché portano a riserva sia i depositi che ricevono, che i crediti corrispondenti ai “prestiti” che erogano (cioè, se ti prestano 10 si registrano a credito 10 di capitale più gli interessi a scadere). Il limite alla creazione di liquidità mediante la concessione di crediti è posto dalla capacità del sistema di richiedere e sostenere il credito, oppure da accordi di cartello tra le banche (Basilea I, II, III). Oggi la massa monetaria complessiva (tutto ciò che usiamo come moneta, compresi gli attivi di conto corrente) è costituita per il 92% da liquidità creata dalle banche di credito.
E qui va fatto il secondo rilievo: le banche di credito, nel modo suddetto, creano a costo zero o minimo enormi quantità di liquidità – ossia incrementano i loro patrimoni. Su questi incrementi anch’esse, come la banca centrale, non pagano tasse, perché anch’esse, come la banca centrale, compensano contabilmente quegli incrementi patrimoniali facendo figurare pari uscite di capitale dal loro patrimonio, che però non avvengono, appunto perché la banca di credito non presta il denaro della raccolta, ma crea liquidità nello stesso atto di erogare il credito. Anche questa è elusione o evasione, e siccome molte banche centrali, come quella italiana, sono di proprietà di banchieri privati, che godono di questo doppio privilegio (aumentare la propria ricchezza a costo zero e senza pagare le tasse su tale aumento), i governatori di quelle banche centrali non sono legittimati a parlare di evasione.
Andiamo avanti. Il sistema bancario nel suo complesso realizza grandi profitti siccome crea a costo zero denaro con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Il sistema bancario, come abbiamo detto, usa i titoli di Stato come copertura e riserva frazionaria per emettere la cartamoneta, il denaro legale (8%), e il denaro creditizio (98%). I contribuenti devono pagare le tasse allo stato affinché lo Stato possa pagare gli interessi al sistema bancario. Ma, se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura e riserva del denaro legale e del denaro creditizio, allora è in grado di emettere in proprio anche il denaro legale e il denaro creditizio, anziché prenderlo in prestito pagando interessi e finendo per accumulare un debito pubblico enorme, che non riesce a ripagare, e che può mantenere solo imponendo tasse crescenti per pagare gli interessi passivi. In effetti, lo Stato italiano emetteva in proprio il biglietto da 500 Lire, ed emette tuttora in proprio le monetine metalliche. Altri Stati hanno emesso o emettono denaro senza prenderlo a prestito dalle banche. Alcuni sostengono che la politica sia demagogica e inaffidabile, e che quindi sia preferibile lasciare ai banchieri privati il potere e il monopolio di creare il denaro, di regolarne la quantità in circolazione e il tasso di interesse. Ma di fatto i banchieri usano questo potere nel loro interesse e per aumentare i propri profitti a spese della società e dei produttori di ricchezza (i banchieri non producono né beni né servizi; quindi la crescita dei loro patrimoni avviene a spese dei patrimoni e dei redditi degli altri, che li producono).
E con questo possiamo formulare il terzo rilievo: Draghi e i suoi colleghi non sono legittimati a parlare di evasione, perché buona parte delle tasse che lo Stato raccoglie vanno a pagare interessi sul debito pubblico in favore del sistema bancario. Debito pubblico e interessi passivi che esistono e crescono solo perché lo stato, senza alcuna ragione, ha donato al sistema bancario il potere sovrano e politico di creare dal nulla denaro, di regolarne la quantità disponibile all’economia, di fissarne il tasso di interesse, di incassare in proprio gli interessi.
Adesso vediamo il quarto punto. Il sistema bancario crea denaro usato dalla società – supponiamo 100 – interamente mediante operazioni di credito: crea il denaro legale scambiandolo contro titoli del debito pubblico (cioè facendo credito allo Stato); e crea il denaro creditizio erogando credito ai clienti che lo richiedono a prestito. A ciascuna unità monetaria creata corrisponde un’unità di debito capitale. Quindi, se il denaro complessivamente creato è 100, il debito capitale è pure 100. E, siccome il debito è gravato di interesse passivo, dopo un anno avremo che il denaro esistente è sempre 100, ma il debito è cresciuto a 110 (posto 10% il tasso finale di interesse). A questo punto si avvia un meccanismo la cui azione è, inizialmente, leggera, poco avvertibile, quindi esso viene accettato. Ma dopo 5 anni, avremo che il denaro esistente è 100 e il debito è 200. Oppure, se la società paga annualmente l’interesse, dopo 5 anni il denaro disponibile per l’economia è 50, e il debito è 100; quindi l’economia va in deflazione per effetto del calo di liquidità. In realtà, prima che ciò avvenga, la società, per poter servire il debito, ossia pagare gli interessi, prende a prestito ulteriore denaro, sui cui pagherà interessi in aggiunta a quelli che già paga. E così più e più volte. In tal modo però non risolverà il problema, ma soltanto lo differirà fino al punto in cui il reddito non sarà più sufficiente a pagare gli interessi e il patrimonio non sarà più sufficiente per ottenere nuovi prestiti. Una crescente quota dei redditi dovrà essere spesa per pagare gli interessi dei debiti pubblici e privati, e tasse destinate al servizio del debito pubblico. Il margine di profitto delle aziende si contrarrà sino ad azzerarsi, come sta già avvenendo in molti settori produttivi. Lo Stato, in particolare, per tirare avanti, cioè per pagare i crescenti interessi sul debito pubblico, dovrà continuamente aumentare la tassazione, tagliare i servizi e gli stipendi, vendere i propri beni. I banchieri, in tal modo, attraverso l’opera del governo, rastrellano tendenzialmente tutto il reddito, tutto il prodotto del lavoro e degli investimenti del corpo sociale. Ecco alcune cifre esemplificative: -Oneri per il servizio del debito statale 2009 (Assestato): €77,6 miliardi; -Rimborsi del debito statale 2009 (Assestato): €215,2 miliardi; -Variazione Debito Pubblico 2008/2009: +90 miliardi). Profitto per i banchieri, fallimenti, licenziamenti e sacrifici per tutto il resto della società.
Questo è il meccanismo del denaro-debito messo su e gestito dalla comunità bancaria mondiale, di cui fanno eminentemente parte le banche centrali. Ed è questa la quarta ragione per la quale Draghi non ha diritto di parlare di evasione fiscale.
Creando denaro-debito gravato di interessi, cioè creando più debito che liquidità, e alternando periodi di credito facile a tassi bassi con periodi di credito stretto a tassi alti, la comunità bancaria costringe la gente e le imprese, per sopravvivere, alla rincorsa disperata del profitto, alla lotta di tutti contro tutti, perché ciascuno, essendo il denaro disponibile meno di quello dovuto, per pagare gli interessi passivi che gli competono (sia come interessi diretti, sia come tasse), deve togliere denaro a qualcun altro ad ogni costo. Questo è il fattore che costringe gli uomini alla rincorsa del profitto per il profitto, alla sopraffazione, allo sfruttamento radicale. Che li disumanizza. Ma è anche il fattore che costringe ad evadere per sopravvivere, per conservare un reddito, per limitare i costi e non chiudere, licenziare, fallire. Si può dire, quindi, che molti evadono le imposte e i contributi sociali per poter pagare gli interessi alle banche. Per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, sia pure in nero. Per poter pagare le materie prime. Per poter contenere i costi di produzione così da non finire fuori mercato e dover chiudere. Quindi questa evasione potrebbe esser considerata una legittima difesa per l’evasore, e un bene per la società, perché la protegge contro una spoliazione mortale e le consente di sopravvivere. Ma, alla luce di quanto detto sul sistema monetario, va riconosciuta una realtà più profonda: l’evasione, il denaro evaso, è, in larga parte, denaro che non c’è, che il corpo sociale non ha, e che quindi non potrebbe dare allo Stato nemmeno volendo, nemmeno se volesse togliersi il sangue pur di fare il proprio “dovere”. Non potrebbe, proprio a causa del sistema monetario congegnato e diretto dalla comunità bancaria, del debito perpetuamente crescente che esso genera in automatico, aumentando inarrestabilmente il debito e gli interessi passivi rispetto alla liquidità, e portando altrettanto inesorabilmente alla recessione, ai fallimenti, ai licenziamenti, al commissariamento di interi paesi, a sacrifici tanto duri quanto non dovuti.
Se tutto questo non è “macelleria sociale”, e della più lucida e spietata, allora Draghi aveva il diritto di parlare come ha parlato e sottoscrivo pienamente ciò che ha detto.
01.06.10
Marco Della Luna, consulente di Liberi Industriali Associati, autore di Euroschiavi, Neuroschiavi, Oligarchia per Popoli Superflui, La Moneta Copernicana
E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.
E qui va fatto il primo rilievo: le banche centrali, quando creano (e poi usano per comperare titoli o erogare crediti remunerati) denaro o attivi dal nulla, aumentano il proprio patrimonio (cioè guadagnano) a costo zero, e su questo aumento non sono tassate, perché fanno figurare che esso sia compensato dall’uscita del denaro così creato. Ma siccome questo denaro è creato da loro a costo zero, la compensazione è fasulla, come riconoscono i manuali di economia politica, dal Krugman al Blanchard, e le tasse dovrebbero essere pagate, previa revisione dei bilanci e accertamento del reddito evaso. Quindi, poiché le banche centrali evadono o eludono massicciamente le tasse, i loro governatori non sono legittimati a giudicare in materia di evasione.
Proseguiamo. E’ pure nozione comune e non contestata, che le banche di credito, partendo dal denaro creato dalle banche centrali, lo moltiplicano nel seguente modo: esse mettono a riserva questi titoli presso la banca centrale, oppure prendono a prestito da essa i depositi che essa crea a costo zero, per poi depositarli presso di essa, sempre a riserva. Partendo da questa riserva, e applicando il moltiplicatore bancario, che normalmente è di dieci, esse erogano credito per un importo complessivo pari a dieci volte le riserve. Ossia, se hanno a riserva 10, possono erogare credito per 100, percependo interesse su 100, mentre pagano interessi solo su 10. Inoltre, i loro interessi attivi sono molto superiori a quelli passivi. Se pagano l’1% di interessi passivi alla banca centrale per le riserve, e si fanno pagare mediamente l’8% dai loro clienti, allora guadagnano, di interessi, (8 x 10 ) – 1 = 79. In realtà, però, la percentuale di riserva non è un limite alla creazione di liquidità, perché portano a riserva sia i depositi che ricevono, che i crediti corrispondenti ai “prestiti” che erogano (cioè, se ti prestano 10 si registrano a credito 10 di capitale più gli interessi a scadere). Il limite alla creazione di liquidità mediante la concessione di crediti è posto dalla capacità del sistema di richiedere e sostenere il credito, oppure da accordi di cartello tra le banche (Basilea I, II, III). Oggi la massa monetaria complessiva (tutto ciò che usiamo come moneta, compresi gli attivi di conto corrente) è costituita per il 92% da liquidità creata dalle banche di credito.
E qui va fatto il secondo rilievo: le banche di credito, nel modo suddetto, creano a costo zero o minimo enormi quantità di liquidità – ossia incrementano i loro patrimoni. Su questi incrementi anch’esse, come la banca centrale, non pagano tasse, perché anch’esse, come la banca centrale, compensano contabilmente quegli incrementi patrimoniali facendo figurare pari uscite di capitale dal loro patrimonio, che però non avvengono, appunto perché la banca di credito non presta il denaro della raccolta, ma crea liquidità nello stesso atto di erogare il credito. Anche questa è elusione o evasione, e siccome molte banche centrali, come quella italiana, sono di proprietà di banchieri privati, che godono di questo doppio privilegio (aumentare la propria ricchezza a costo zero e senza pagare le tasse su tale aumento), i governatori di quelle banche centrali non sono legittimati a parlare di evasione.
Andiamo avanti. Il sistema bancario nel suo complesso realizza grandi profitti siccome crea a costo zero denaro con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Il sistema bancario, come abbiamo detto, usa i titoli di Stato come copertura e riserva frazionaria per emettere la cartamoneta, il denaro legale (8%), e il denaro creditizio (98%). I contribuenti devono pagare le tasse allo stato affinché lo Stato possa pagare gli interessi al sistema bancario. Ma, se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura e riserva del denaro legale e del denaro creditizio, allora è in grado di emettere in proprio anche il denaro legale e il denaro creditizio, anziché prenderlo in prestito pagando interessi e finendo per accumulare un debito pubblico enorme, che non riesce a ripagare, e che può mantenere solo imponendo tasse crescenti per pagare gli interessi passivi. In effetti, lo Stato italiano emetteva in proprio il biglietto da 500 Lire, ed emette tuttora in proprio le monetine metalliche. Altri Stati hanno emesso o emettono denaro senza prenderlo a prestito dalle banche. Alcuni sostengono che la politica sia demagogica e inaffidabile, e che quindi sia preferibile lasciare ai banchieri privati il potere e il monopolio di creare il denaro, di regolarne la quantità in circolazione e il tasso di interesse. Ma di fatto i banchieri usano questo potere nel loro interesse e per aumentare i propri profitti a spese della società e dei produttori di ricchezza (i banchieri non producono né beni né servizi; quindi la crescita dei loro patrimoni avviene a spese dei patrimoni e dei redditi degli altri, che li producono).
E con questo possiamo formulare il terzo rilievo: Draghi e i suoi colleghi non sono legittimati a parlare di evasione, perché buona parte delle tasse che lo Stato raccoglie vanno a pagare interessi sul debito pubblico in favore del sistema bancario. Debito pubblico e interessi passivi che esistono e crescono solo perché lo stato, senza alcuna ragione, ha donato al sistema bancario il potere sovrano e politico di creare dal nulla denaro, di regolarne la quantità disponibile all’economia, di fissarne il tasso di interesse, di incassare in proprio gli interessi.
Adesso vediamo il quarto punto. Il sistema bancario crea denaro usato dalla società – supponiamo 100 – interamente mediante operazioni di credito: crea il denaro legale scambiandolo contro titoli del debito pubblico (cioè facendo credito allo Stato); e crea il denaro creditizio erogando credito ai clienti che lo richiedono a prestito. A ciascuna unità monetaria creata corrisponde un’unità di debito capitale. Quindi, se il denaro complessivamente creato è 100, il debito capitale è pure 100. E, siccome il debito è gravato di interesse passivo, dopo un anno avremo che il denaro esistente è sempre 100, ma il debito è cresciuto a 110 (posto 10% il tasso finale di interesse). A questo punto si avvia un meccanismo la cui azione è, inizialmente, leggera, poco avvertibile, quindi esso viene accettato. Ma dopo 5 anni, avremo che il denaro esistente è 100 e il debito è 200. Oppure, se la società paga annualmente l’interesse, dopo 5 anni il denaro disponibile per l’economia è 50, e il debito è 100; quindi l’economia va in deflazione per effetto del calo di liquidità. In realtà, prima che ciò avvenga, la società, per poter servire il debito, ossia pagare gli interessi, prende a prestito ulteriore denaro, sui cui pagherà interessi in aggiunta a quelli che già paga. E così più e più volte. In tal modo però non risolverà il problema, ma soltanto lo differirà fino al punto in cui il reddito non sarà più sufficiente a pagare gli interessi e il patrimonio non sarà più sufficiente per ottenere nuovi prestiti. Una crescente quota dei redditi dovrà essere spesa per pagare gli interessi dei debiti pubblici e privati, e tasse destinate al servizio del debito pubblico. Il margine di profitto delle aziende si contrarrà sino ad azzerarsi, come sta già avvenendo in molti settori produttivi. Lo Stato, in particolare, per tirare avanti, cioè per pagare i crescenti interessi sul debito pubblico, dovrà continuamente aumentare la tassazione, tagliare i servizi e gli stipendi, vendere i propri beni. I banchieri, in tal modo, attraverso l’opera del governo, rastrellano tendenzialmente tutto il reddito, tutto il prodotto del lavoro e degli investimenti del corpo sociale. Ecco alcune cifre esemplificative: -Oneri per il servizio del debito statale 2009 (Assestato): €77,6 miliardi; -Rimborsi del debito statale 2009 (Assestato): €215,2 miliardi; -Variazione Debito Pubblico 2008/2009: +90 miliardi). Profitto per i banchieri, fallimenti, licenziamenti e sacrifici per tutto il resto della società.
Questo è il meccanismo del denaro-debito messo su e gestito dalla comunità bancaria mondiale, di cui fanno eminentemente parte le banche centrali. Ed è questa la quarta ragione per la quale Draghi non ha diritto di parlare di evasione fiscale.
Creando denaro-debito gravato di interessi, cioè creando più debito che liquidità, e alternando periodi di credito facile a tassi bassi con periodi di credito stretto a tassi alti, la comunità bancaria costringe la gente e le imprese, per sopravvivere, alla rincorsa disperata del profitto, alla lotta di tutti contro tutti, perché ciascuno, essendo il denaro disponibile meno di quello dovuto, per pagare gli interessi passivi che gli competono (sia come interessi diretti, sia come tasse), deve togliere denaro a qualcun altro ad ogni costo. Questo è il fattore che costringe gli uomini alla rincorsa del profitto per il profitto, alla sopraffazione, allo sfruttamento radicale. Che li disumanizza. Ma è anche il fattore che costringe ad evadere per sopravvivere, per conservare un reddito, per limitare i costi e non chiudere, licenziare, fallire. Si può dire, quindi, che molti evadono le imposte e i contributi sociali per poter pagare gli interessi alle banche. Per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, sia pure in nero. Per poter pagare le materie prime. Per poter contenere i costi di produzione così da non finire fuori mercato e dover chiudere. Quindi questa evasione potrebbe esser considerata una legittima difesa per l’evasore, e un bene per la società, perché la protegge contro una spoliazione mortale e le consente di sopravvivere. Ma, alla luce di quanto detto sul sistema monetario, va riconosciuta una realtà più profonda: l’evasione, il denaro evaso, è, in larga parte, denaro che non c’è, che il corpo sociale non ha, e che quindi non potrebbe dare allo Stato nemmeno volendo, nemmeno se volesse togliersi il sangue pur di fare il proprio “dovere”. Non potrebbe, proprio a causa del sistema monetario congegnato e diretto dalla comunità bancaria, del debito perpetuamente crescente che esso genera in automatico, aumentando inarrestabilmente il debito e gli interessi passivi rispetto alla liquidità, e portando altrettanto inesorabilmente alla recessione, ai fallimenti, ai licenziamenti, al commissariamento di interi paesi, a sacrifici tanto duri quanto non dovuti.
Se tutto questo non è “macelleria sociale”, e della più lucida e spietata, allora Draghi aveva il diritto di parlare come ha parlato e sottoscrivo pienamente ciò che ha detto.
01.06.10
Marco Della Luna, consulente di Liberi Industriali Associati, autore di Euroschiavi, Neuroschiavi, Oligarchia per Popoli Superflui, La Moneta Copernicana
giovedì 3 giugno 2010
Si terrà il 06/06/2010 presso il Circolo Culturale "Mussolini" di Locorotondo (BA), alle ore 17.00 in Piazza Aldo Moro, un incontro dibattito su: ...
CRISI DEI SETTORI AGRICOLO E TESSILE, I DUE SETTORI TRAINANTI DELLA NOSTRA ECONOMIA RIDOTTI AL FALLIMENTO DAL DISINTERESSE DI POLITICA E SINDACATI. SIGNORAGGIO BANCARIO, SOCIALIZZAZIONE DELLE AZIENDE, STATO CORPORATIVO:
il perchè della Crisi i suoi risvolti sociali e le possibili cure, tutto quello che dovreste sapere ma che nessuno racconta.
Interverranno: ALBERICO AMATI Vice presidente del Circolo “Benito Mussolini”; AUGUSTO SANFELICE Impiegato; Dott.ANTONIO LUIGI FINO Esperto relazioni internazionali; CATALDO LA NEVE Segretario Regionale Movimento Nazionale Popolare; FILIPPO GIANNINI scrittore,storico e opinionista; GIOVANNI CIASULLO membro direttivo Area Destra; GIUSEPPE CORONA Segretario Regionale Puglia Fiamma Tricolore; GIUSEPPE MARTORANA Segretario Nazionale N.O.N. e Direttore de “Il Popolo d’Italia”; GIUSEPPE MINNELLA Segretario Regionale Calabria Fiamma Tricolore; Dott.LEONARDO DAMIANI Saggista; LUCA MONTI Segretario Nazionale Nuova Destra Sociale; MARCO FRANCESCO DE MARCO “Il Solco”; Prof.QUIRICO PUNZI Ex sindaco di Cisternino(BR); VALERIO ARENARE Vice Segretario Nazionale Movimento Patria Nostra; VINCENZO NARDULLI Segretario Mola Tricolore; VITO CANTACESSI Segretario regionale Puglia; F.N. UN RELATORE DEL CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE. Sono stati invitati anche il Sindaco e l'amministrazione Comunale.
il perchè della Crisi i suoi risvolti sociali e le possibili cure, tutto quello che dovreste sapere ma che nessuno racconta.
Interverranno: ALBERICO AMATI Vice presidente del Circolo “Benito Mussolini”; AUGUSTO SANFELICE Impiegato; Dott.ANTONIO LUIGI FINO Esperto relazioni internazionali; CATALDO LA NEVE Segretario Regionale Movimento Nazionale Popolare; FILIPPO GIANNINI scrittore,storico e opinionista; GIOVANNI CIASULLO membro direttivo Area Destra; GIUSEPPE CORONA Segretario Regionale Puglia Fiamma Tricolore; GIUSEPPE MARTORANA Segretario Nazionale N.O.N. e Direttore de “Il Popolo d’Italia”; GIUSEPPE MINNELLA Segretario Regionale Calabria Fiamma Tricolore; Dott.LEONARDO DAMIANI Saggista; LUCA MONTI Segretario Nazionale Nuova Destra Sociale; MARCO FRANCESCO DE MARCO “Il Solco”; Prof.QUIRICO PUNZI Ex sindaco di Cisternino(BR); VALERIO ARENARE Vice Segretario Nazionale Movimento Patria Nostra; VINCENZO NARDULLI Segretario Mola Tricolore; VITO CANTACESSI Segretario regionale Puglia; F.N. UN RELATORE DEL CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE. Sono stati invitati anche il Sindaco e l'amministrazione Comunale.
mercoledì 2 giugno 2010
ALTRO RECORD BATTUTO AD APRILE: RECORD DI DISOCCUPAZIONE, IL PIU’ ALTO DAL 2001
Disoccupazione all’8,9% ad aprile. Si tratta del dato peggiore dal 2001. Il tasso è in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. E’ quanto rileva l’Istat. Inoltre, secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,5%, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.
Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell’1% (+21 mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1 % (+372 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14 milioni 810 mila unità, con una riduzione dello 0,5 % (-76 mila unità) rispetto a marzo 2010 e un leggero aumento dello 0,1 % (+9 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Il tasso di inattività è pari al 37,5 % (-0,2 punti percen-tuali rispetto al mese precedente e -0,1 punti percentuali rispetto ad aprile 2009).
Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1 punti percentuali, ma ancora inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile dell’anno precedente. Inoltre, il numero di occupati ad aprile 2010 è pari a 22 milioni 831 mila unità (dati destagionalizzati), in aumento dello 0,2% (+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell’1,3% (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Inoltre, riferisce l’istituto, ad aprile l’occupazione maschile è pari a 13 milioni 613 mila, invariata rispetto al mese precedente e in riduzione dell’1,9% (-263 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. L’occupazione femminile è pari a 9 milioni 218 mila unità, in aumento dello 0,7% (+61 mila unità) rispetto a marzo ma in calo dello 0,5 % (-44 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Record di disoccupazione anche nell’Eurozona dove ad aprile il tasso ha toccato quota 10,1%, rispetto al 10% di marzo. E’ il dato destagionalizzato diffuso da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Nell’aprile 2009 la disoccupazione era pari al 9,2%. Per l’Ue a 27 stati membri, invece, ad aprile la disoccupazione ha toccato il 9,7% rimanendo stabile rispetto al mese precedente. Era all’8,7 nell’aprile 2009.
Eurostat stima i disoccupati nell’Ue ad aprile in 23,31 milioni, di cui 15,86 nell’eurozona. L’incremento rispetto a marzo è stato di 25.000 unità sia nell’Ue-27 che nell’eurozona. Rispetto all’aprile del 2009 l’aumento è stato di 2,4 milioni nell’Ue di cui 1,27 milioni nell’eurozona. Tra gli stati membri, il tasso di disoccupazione più basso è stato registrato in Olanda (4,1%) e in Austria (4,9%), mentre il più alto in Lettonia (22,5%), Spagna (19,7%) ed Estonia (19%). (adnkronos)
Tag aprile, disoccupazione, istat
Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell’1% (+21 mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1 % (+372 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14 milioni 810 mila unità, con una riduzione dello 0,5 % (-76 mila unità) rispetto a marzo 2010 e un leggero aumento dello 0,1 % (+9 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Il tasso di inattività è pari al 37,5 % (-0,2 punti percen-tuali rispetto al mese precedente e -0,1 punti percentuali rispetto ad aprile 2009).
Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1 punti percentuali, ma ancora inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile dell’anno precedente. Inoltre, il numero di occupati ad aprile 2010 è pari a 22 milioni 831 mila unità (dati destagionalizzati), in aumento dello 0,2% (+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell’1,3% (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Inoltre, riferisce l’istituto, ad aprile l’occupazione maschile è pari a 13 milioni 613 mila, invariata rispetto al mese precedente e in riduzione dell’1,9% (-263 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. L’occupazione femminile è pari a 9 milioni 218 mila unità, in aumento dello 0,7% (+61 mila unità) rispetto a marzo ma in calo dello 0,5 % (-44 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
Record di disoccupazione anche nell’Eurozona dove ad aprile il tasso ha toccato quota 10,1%, rispetto al 10% di marzo. E’ il dato destagionalizzato diffuso da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Nell’aprile 2009 la disoccupazione era pari al 9,2%. Per l’Ue a 27 stati membri, invece, ad aprile la disoccupazione ha toccato il 9,7% rimanendo stabile rispetto al mese precedente. Era all’8,7 nell’aprile 2009.
Eurostat stima i disoccupati nell’Ue ad aprile in 23,31 milioni, di cui 15,86 nell’eurozona. L’incremento rispetto a marzo è stato di 25.000 unità sia nell’Ue-27 che nell’eurozona. Rispetto all’aprile del 2009 l’aumento è stato di 2,4 milioni nell’Ue di cui 1,27 milioni nell’eurozona. Tra gli stati membri, il tasso di disoccupazione più basso è stato registrato in Olanda (4,1%) e in Austria (4,9%), mentre il più alto in Lettonia (22,5%), Spagna (19,7%) ed Estonia (19%). (adnkronos)
Tag aprile, disoccupazione, istat
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