Il caso del giorno
Zitto zitto, piano piano, Luca Romagnoli è riuscito a fare il colpo dell'anno. La sua Fiamma tricolore, formazione di ultradestra rimasta fuori dai confini un tempo considerati accettabili per un centrodestra di stampo europeo, è stata l'ultima in ordine di tempo a essere sdoganata. Tanto da prepararsi a entrare a pieno titolo, anche se con poco o nessun clamore, anzi quasi a fari spenti, nel Popolo della libertà fondato da Silvio Berlusconi e cofondato dal presidente della camera Gianfranco Fini. Agli occhi dei vertici del Pdl, Romagnoli ha il merito di avere portato voti nel Lazio all'attuale governatrice, Renata Polverini, pure senza chiedere nulla in cambio e soprattutto senza presentare sue liste che spostando l'1% o più dei voti avrebbero potuto fare pendere la bilancia in favore della candidata del centro-sinistra, Emma Bonino. E allora, visto che in politica i favori non si dimenticano, il centro-destra ha trovato il modo di fare entrare la Fiamma senza suscitare troppo scalpore. Attraverso il Movimento per l'Italia di Daniela Santanché, recentemente introdotta nel governo di Silvio Berlusconi nelle vesti di sottosegretario dell'attuazione del programma. Il Mpi è a pieno titolo nel Popolo della libertà e adesso il progetto, già ben delineato da Romagnoli e dalla Santanché prima del voto nel corso di una serie di contatti e colloqui, prevede una fusione tra Mpi e Fiamma e il conseguente ingresso del partitino di ultradestra nel Pdl. Una vittoria per Romagnoli, che aveva chiesto alla Polverini un apparentamento che gli era stato negato. Dopo il successo nelle regionali, però, tutto è cambiato. Così come cambierà il simbolo grafico del Movimento per l'Italia, che ingloberà al suo interno la fiamma a tre colori, bianco rosso e verde. In conclusione, insomma, nessun movimento resterà a destra del Pdl. Meglio salvi sotto l'ala di Silvio, insomma, che duri, puri e ...quasi inutili.
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