Pubblicato da Redazione il 22 - aprile - 2010
Mai come in questa occasione, si deve essere concordi con Renato Schifani, il forzista presidente del Senato della Repubblica, il quale, a proposito di Gianfranco Fini, ha evidenziato come contesti a nome della Destra Silvio Berlusconi, ma sostenendo posizioni – sull’immigrazione, sulla sicurezza, sul diritto di cittadinanza – che nulla hanno a che vedere con le idee della Destra. Come da tempo si sostiene da più parti, Fini è sempre più solo un’etichetta che, come già altre volte in passato, spera di nascondere dietro il foglio di carta gommata, sempre più esile, il vuoto di contenuti o, in altri momenti, un prodotto del tutto indigesto allo stomaco del suo tradizionale elettorato. Difficile, però, che l’inganno riesca anche questa volta. A parte alcuni fedelissimi – stimabili in un numero ben inferiore ai 52 che hanno firmato il suo documento, dal momento che quel testo non prevede la rottura col Cavaliere – l’ex-leader di An paga lo scotto di aver allevato, quando era padre-padrone del suo partito, una classe dirigente abituata a stare sempre col più forte e a non mettersi mai in gioco, se questo può significare perdere la poltrona su cui si è comodamente appoggiate le chiappe. Quel che disturba quanti sono fuori dalla PdL da tempo, semmai, è il tentativo di Fini di mascherare le sue intemperanze contro Berlusconi – di natura evidentemente personale – sotto la foglia di fico dell’antileghismo, oggi addirittura colorata con la richiesta di “partecipare alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia”. Ancora una volta, insomma, Fini fa appello ai sentimenti profondi dell’uomo di destra, tenta di richiamare a raccolta tutti coloro che ha tradito in questi anni, nel tentativo goffo di accreditarsi come “uomo delle istituzioni”, gradito anche e soprattutto alla Sinistra. C’è da sperare che ciò non accada e che chi ha ancora sentimenti di destra autentici abbia l’intenzione di ricostruire qualcosa di organico, idealmente forte e pragmaticamente concreto all’esterno della PdL attuale, ma senza pregiudiziali verso il Centrodestra, al fine di costruire quel terzo polo che, come già accade per la Lega, costituisca un settore importante del fronte anti-Pd, ma permetta ai temi della Destra di diffondersi e radicarsi nella società italiana.
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