" A VOLTE IL VINCITORE E' SOLO UN SOGNATORE CHE HA CREDUTO SINO IN FONDO "

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mercoledì 14 aprile 2010

Area Destra si appresta a varare la Consulta: unità, certo, ma anche rifondazione della Destra.

Pubblicato da Redazione il 14 - aprile - 2010Tutte le forze politiche che parteciperanno alla Consulta porteranno sul tavolo della discussione la loro esperienza e le loro proposte. Abbiamo già detto più volte che le differenti sensibilità e vedute che animano “l’area della destra” sono, a nostro avviso, una ricchezza per il nostro mondo, un mondo fatto di uomini liberi, e nel contempo amanti dell’ordine e della gerarchia, che ripudia la massificazione e l’omologazione tipica della sinistra.

Anche Area Destra, naturalmente, ha elaborato alcuni documenti politico-programmatici da presentare in consulta, sempre nell’ottica del raggiungimento, in tempi brevi, dell’apertura del processo federativo e della fase costituente per il nuovo soggetto unitario, il BLOCCO NAZIONALE!


Hanno già confermato la loro presenza alla Consulta, tra gli altri:

Alberto Ferretti, Alessandro Pucci e Andrea Urso per Area Destra; l’on Roberto Fiore per Forza Nuova; Nicola Cospito e Massimo Tirone per il Movimento Nazional Popolare; Valerio Arenare, Di Stefano e Andrea Maluzzi per MPN; l’on. Luca Romagnoli, Roberto, Gennaro Gargiulo, Roberto Bevilacqua e Piero Puschiavo per la Fiamma Tricolore; l’On.le Guido Virzì per Occidente; AdrianoNapoli per Destra di Base (Puglia); Valeriano Tasca per il Blocco Sociale Nazionale; Piervincenzo Squadrilli per Nova Europae e Legio Casa Montag; EnzoSchiuma, RutilioSermonti, Salvatore Lobberto, Andrea Monastra, Claudio Cospito, Filippo Giannini, il Prof. Primo Siena etc. etc.




Le recenti elezioni regionali non lasciano adito a dubbi, su quale possa essere il destino delle formazioni che si collocano a destra del Popolo della Libertà, mantenendo – tanto in modo sincero quanto in modo meramente
strumentale – una propria identità autonoma. La frammentazione in una infinità di sigle e il palese perseguimento di interessi personalistici da parte di molti dirigenti; la spaventosa mancanza di mezzi materiali e finanziari e la riduzione della proposta politica e programmatica a una sostanziale querelle ideologica o, peggio ancora, revanchista nei confronti della ex (e ormai inesistente) Alleanza Nazionale; l’incapacità di elaborare una strategia pragmatica e coerente per tessere rapporti col maggior partito di riferimento della borghesia italiana; tutto questo – e altro – ha determinato lo stato di fatto che vede la Destra, sommariamente intesa, non rappresentare più un’opportunità
di alternativa per l’elettorato italiano.

Purtroppo, le sigle della Destra sono costrette a registrare questa deficienza nei rapporti con gli italiani aventi diritto al voto anche in situazioni quale è stata la più recente, in cui la massa astensionistica è cresciuta come non mai –
a dimostrazione della scarsa attrattività delle formazioni maggiori – e che ha visto l’impetuoso avanzamento di movimenti che si trovano alle ali dei due poli, come Lega, Italia dei Valori e finanche, in certe zone d’Italia, delle liste promosse da Beppe Grillo. Poco significativi, inoltre, sono stati anche i parzialissimi successi di chi si è trovato,
non certo per merito, a concorrere elettoralmente in regioni in cui era assente la lista del Popolo delle Libertà.

Dunque, se, fino a qualche mese or sono, il tema prioritario della Destra italiana poteva essere ben riassunto nell’espressione “unità dell’area”, quale sintesi dell’esigenza ineludibile per un rilancio politico e una ripresa
dell’attivismo su larga scala nell’intero territorio nazionale; adesso, è necessario affrontare con urgenza e senza pregiudizi di sorta il tema dell’unità inteso come processo di “rifondazione” della Destra al fine di ricreare, nella salvaguardia dei valori e delle idee della Tradizione, uno strumento di azione politica capace effettivamente di incidere nella società, di affrontare i problemi concreti della comunità nazionale e di avere quella credibilità indispensabile per conquistare il consenso che da troppo tempo manca, indifferenziatamente, a tutte le sigle dell’area della Destra.

Per tanto, senza ulteriori indugi, è assolutamente necessario accelerare il processo federativo delle sigle della Destra
italiana, attraverso – in un prima, possibilmente breve fase – il doppio tesseramento, con cui fondere nell’unico soggetto non ancora strutturato – e, dunque, aperto e non sospettabile di volontà annessionistiche già registrate in passato, nell’azione di alcuni partiti dell’area – le diverse realtà militanti, impegnandole fin da subito in un collettivo
processo di ridefinizione degli statuti e del programma.

Contestualmente, aprire su tutto il territorio nazionale, facendo perno sulle militanze unite, ma aprendo il dibattito a chiunque intenda partecipare, magari anche nel confronto con le altre realtà politiche, una stagione costituente che, rapidamente, oltre che a definire le regole di appartenenza e partecipazione al nuovo soggetto politico, ne individui
anche le basi programmatiche in modo largamente condiviso con la base e, per quanto possibile, con la cittadinanza.

Doppio tesseramento e cento assemblee provinciali, al fine di consentire alle attuali dirigenze nazionali di preparare un congresso, il cui fine non sia la conquista di posizioni di potere nel nuovo soggetto politico unitario, bensì la presentazione agli italiani di una nuova alternativa alle già esistenti offerte elettorali, in grado di muoversi autonomamente sul territorio o di contribuire, nella massima autonomia e nella rigorosa preservazione della propria dignità ideale, alla creazione di cartelli elettorali, laddove questa scelta venga imposta dalle leggi vigenti.

Unire e rifondare la Destra, avendo come obiettivo – e cartina tornasole delle nostre effettive capacità politiche – le future elezioni politiche del 2013, nella consapevolezza di dover affrontare unitariamente col massimo impegno, interpretandole come tappe di avvicinamento al traguardo finale, tutte le scadenze locali che, da qui in avanti, vedranno gli italiani chiamati alle urne.

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