" A VOLTE IL VINCITORE E' SOLO UN SOGNATORE CHE HA CREDUTO SINO IN FONDO "

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lunedì 22 novembre 2010

La vera storia della fine di Area Destra

Tratto da atuttadestra.net di Eugenio Sibona

(La storia che stiamo per raccontarvi è l’estratto del racconto fattoci pervenire in Redazione da Alessandro Pucci).

Il Movimento Politico Area Destra nasce il 17 Dicembre 2009 per opera di 18 Fondatori, adottando uno statuto che, negli ultimi articoli, prevede una fase transitoria con Organi e Deleghe ben definite: la prima ad Alberto Ferretti, che assume l’Incarico di Portavoce Nazionale, e la seconda ad Alessandro Pucci, che assume l’incarico di Responsabile Legale. Questo è ben specificato nell’Atto Notarile di Costituzione del Movimento; inoltre, adotta un nome e un simbolo registrati da Alessandro Pucci, presso l’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi).

Successivamente, dal Gennaio 2010 dello stesso anno, si sono svolte tre riunioni dell’Esecutivo, in cui sono state adottate varie deliberazioni, che però avrebbero dovute essere ratificate, tra cui l’ampliamento dello stesso, che si allargò anche a Massimiliano Mazzanti, e del Coordinamento Nazionale.

Recentemente fu richiesta, da Alessandro Pucci ed altri Dirigenti dell’Esecutivo e del Coordinamento, la riunione del Coordinamento Nazionale per il 26 Giugno, che doveva essere aperta a tutti i Dirigenti, sia per Trasparenza sia perché tutti gli incarichi erano meritocratici.

Alcuni dell’Esecutivo, come Andrea Urso e Massimiliano Mazzanti (che, dunque, ancora non faceva parte del Coordinamento Nazionale) presero, invece, un’altra strada. Innanzitutto, Andrea Urso ha cambiato le password di accesso al sito del partito, precludendo a Pucci e Ferretti la possibilità di pubblicazione ed accesso al sito. Dal sito furono cancellati i nomi degli appartenenti alla Consulta e, dalle Mail che hanno cominciato a girare, si capiva che questi avevano ben altre intenzioni: fare la riunione a porte chiuse, senza un O.d.G. chiaro e condiviso dai convocanti, per eleggere un Presidente, Andrea Urso, ed un Coordinatore Nazionale, Massimiliano Mazzanti; stravolgere lo statuto e cancellare praticamente la Consulta, perché volevano prendere un altro cammino meno, a loro detta, “radicale”; infine, fare l’Unione dell’Area con Associazioni vicine o parte del PdL.

Alessandro Pucci, vedendo queste condizioni, convocò a Tor di Quinto il 26 Giugno una Riunione aperta a tutti i Dirigenti, per procedere legalmente in nome dello Statuto agli atti previsti, compresa la convocazione del Coordinamento Nazionale. Dunque, assieme a cinque Membri del Coordinamento Nazionale e soci fondatori ed altri Dirigenti, ha fatto fa la riunione a Tor di Quinto.

Invece, Andrea Urso, ed altri sette Membri del Coordinamento Nazionale nonché soci fondatori, fa la riunione blindata all’Hotel De Roussie con la presenza di Massimiliano Mazzanti.

Gli aventi diritto del Coordinamento Nazionale e soci-fondatori sono 17: al De Roussie erano otto (di cui sei toscani); a Tor di Quinto, invece, sei. Assenti, tre, tra cui Alberto Ferretti.

Al De Roussie si auto eleggono Urso, come Presidente, e Mazzanti, come Coordinatore, ed entrambi Responsabili Legali. Sparisce l’organigramma nazionale, viene espulso Pucci e, infine, arriva una diffida legale

A Tor di Quinto si decide di dichiarare illegale la riunione al De Roussie e molti, nel frattempo, si sono dimessi in tutta Italia per protesta contro l’atteggiamento del duo Urso – Mazzanti, che Pucci scherzosamente ridefinisce “la Banda del Pompelmo Bianco”, ricordando che Mazzanti ha scritto un libro sulla Uno bianca, mentre Urso commercia in frutta e verdura.

Si è trattato, quindi, di un Golpe di una piccola minoranza: mail e telefonate di solidarietà sono arrivate a Pucci da tutta Italia, il quale è stato denunciato e diffidato proprio perché ha difeso lo statuto: ricordiamo che la proprietà del simbolo con nome registrato all’UIBM è sua (e loro sembra che se lo siano scordati).

Pucci è drastico: “Il Cammino di Area Destra è finito. Con Urso, Mazzanti e i loro compagni, Io e chi è con me, NON abbiamo nulla da spartire. Chi è loro complice non è un nostro Camerata: la vita è fatta di scelte e di onestà: questi per me sono un branco di senza vergogna. Oramai è un “Regno” con soli Generali senza soldati (è rimasto solo qualche vecchio pensionato)”.

Per concludere, l’operazione organizzata da Andrea Urso e Luca Lorenzi per registrare il logo di Gioventù Italiana alle spalle di Storace, è fallita. La Destra è rimasta, giustamente, con il suo Logo e Lorenzi ha finito la sua carriera espulso con disonore. Urso cercava sottobanco l’alleanza con Destra Toscana e Lorenzi metteva fuori gioco il Cons. Gianni Musetti di Massa.

venerdì 30 luglio 2010

FN / Roberto Fiore / La fine del " Sistema Berlusconi"

Non stiamo assistendo al tramonto di un Governo, ma alla vera e propria fine di un sistema, quello incarnato da Berlusconi e dalla sua potente cricca massonica che in Italia ha dominato la scena per decenni. E’ stato sufficiente gettare luce su questo sistema di potere per ridurlo a ciò che è in questo momento; un gruppo di signori ricchi e potenti che cercano di addossare le colpe ai propri confratelli. La forza che li proteggeva era l’ombra e oggi che sono sulle pagine di tutti i giornali, subentra la paura e si entra nella sindrome del “si salvi chi può″. Hanno fatto affari, hanno deviato il corso della giustizia, hanno riciclato i denari di mafie potentissime e forse hanno fatto anche peggio, ma rimarranno alla storia come dei volgari traditori dell’ Italia. Fini non appartiene alla stessa loggia, ma è da tempo legato alla struttura statale di Israele; una struttura dalla quale riceve disposizione e secondo la cui politica il presidente della Camera agisce. E da parte sua parlare di pulizia non può che farci ridere. L’ inchiesta sulla Sanita del Lazio, che vede coinvolta l’ ex moglie, il fratello ed il suo uomo di fiducia, è ancora li stranamente ferma ma grida vendetta per la straordinaria tranquillità con la quale questi personaggi hanno lucrato sul sistema Sanità per anni. Il fratello Massimo è oggi direttore del Consiglio scientifico dell’ Impero Angelucci vero potere forte della Sanità he si è visto sequestrare due masi fa dalla Corte dei Conti 6 cliniche per un ammanco di 134 miloni di euro. Fini non rappresenta il nuovo ma l’ essenza del tradimento, prima ideologico, poi morale ed oggi personale verso il suo sdoganatore Berlusconi. Che l’ agonia duri giorni o mesi è difficile saperlo, ma noi siamo certi che questo sistema sia moribondo e nessuno, neanche la Lega si salverà. Forza Nuova chiama all’ appello i suoi dirigenti, la sua militanza e tutti gli italiani perchè si preparano a momenti difficili e decisivi e non si rassegnino al clima di corruzione e di basso impero. All’ orizzonte un paese servo e corrotto o una Patria Libera e Forte

venerdì 23 luglio 2010

caro Fiore, Area Destra esiste e la Consulta è ancora aperta.

Singolare comportamento, quello di Roberto Fiore. Ospite della Consulta per l'unità dell'area creata da Area Destra, oggi coglie l'occasione di un'intervista a La Mosca Bianca per sentenziare che... l'iniziativa è fallita. Secondo lui, a far fallire il progetto di Area Destra sarebbe stata una non meglio precisata "deriva pidiellina", a cui, per altro, si sarebbe opposto solo un dirigente che, guarda caso, oggi viene segnalato dalla stessa Forza nuova come un possibile perno di manovra per una nuova "riunione" dei partiti della cosiddetta Destra radicale sotto l'egida appunto di Fn.
Dispiace per Fiore, ma le cose non stanno affatto così.
In primo luogo, Fiore potrà benissimo decidere di non partecipare più alle riunioni della Consulta, ma - sempre che non s'offenda - non sarà certo lui a decidere se e quando sarà chiusa.
Quale sarebbe, poi, la svolta "pidiellina", di cui la dirigenza di Area Destra è stata accusata anche da Pucci e dai suoi amici?
Contrariamente ad altri partiti dell'area, AD ha messo nero su bianco il proprio programma e le sue intenzioni di azione politica. Nell'ultimo capitolo di Essere Uniti Essere Destra è stato chiaramente specificato come AD:
1 - Non consideri il Centrodestra un nemico, perché il nemico di AD è la Sinistra (oltre che tutto ciò che nella società su muove ai danni del popolo italiano, al di là egli schieramenti politici);
2 - Che, contrariamente a quei partiti che, da sempre, predicano a gran voce di non voler nessuno accordo col PdL, salvo poi cercarlo sotto banco in tutte le occasioni; AD ha chiarito quando e come è possibile e dignitosa - tanto a livello nazionale che locale - un'alleanza elettorale col PdL, dando così ai suoi iscritti e simpatizzanti due possibilità: quella di regolarsi sul da farsi nel territorio di propria competenza; quella di verificare se le azioni della dirigenza nazionale corrispondono ai programmi esposti.
Da questo punto di vista vale ricordare che, a partire proprio da Pucci, ogni capitolo di quel libro, prima della pubblicazione, fu letto e approvato da tutti i componenti dell'allora esecutivo nazionale.
Semmai, ormai è chiaro e lampante ciò che è successo in queste settimane e proprio grazie alle parole di Fiore. In AD c'era chi lavorava per portare AD "a capitale" di Forza nuova, ma questo, oggettivamente, oltre che impossibile, sarebbe stato inutile e dannoso per il progetto stesso di unità dell'area. E ora che questa operazione è fallita, non è strano che quanti l'hanno tentata si dimettano e accusino chi è rimasto al proprio posto di aver "svenduto il progetto originario". Forse, questi signori hanno agito non su mandato di Fn, ma, semplicemente, con l'intenzione di compiacere Fn, credendo in questo modo di rafforzare rapporti personali. Di certo, un AD fotocopia di Fn non sarebbe stata utile a nessuno, neanche allo stesso Fiore.
Così come Fiore, al di là di quel che dice a La Mosca Bianca, sa benissimo che non si potrà mai riunire l'area sotto l'egida di una delle sigle storiche del dopo-Fiuggi, per le note questioni di gelosia e primogenitura e supremazia dei vari capi e capetti.
Quel che è certo, è che AD non è finita, non ha chiuso i battenti della Consulta, non cerca casa nel PdL e, anzi, cresce sul territorio sia in termini di circoli che di iscritti per circolo.
Di più. Si sono dimessi diversi dirigenti, è inutile negarlo. Ma è anche altrettanto facile notare come, da AD, si siano finora dimessi solo quei dirigenti - quasi tutti di nomina dell'ex-responsabile legale - che, nel proprio territorio di competenza non avevano alcun seguito, non essendo riusciti a tesserare e coinvolgere neanche i congiunti più stretti e confondendo l'attività politica con gli sproloqui via internet.
Non se ne farà un dramma, insomma.

giovedì 22 luglio 2010

ROBERTO FIORE FN INTERVISTA SU "la Mosca Bianca" CONSULTA E AREA DESTRA

1 La consulta per l’unità dell’area era partita bene, aveva delle prospettive, deluso del risultato?

Sebbene ci fossero delle buone premesse, l’ evoluzione del dibattito ha fatto emergere la spaccatura fra chi, come Forza Nuova ha sempre sostenuto un’unità dinamica e propositiva, e chi proponeva invece una unione statica e artificiale da “offrire” politicamente alla Pdl. La totale differenza tra le due vedute ha fatto si che non si potesse giungere ad alcun accordo.


2 Che cosa le dispiace di più di questa situazione e per chi?

Mi dispiace soprattutto per coloro che a livello locale avevano iniziato un percorso comune, e per quei dirigenti di Area Destra che c’hanno realmente creduto.
Resta comunque la possibilità di cooperazione, come già sta avvenendo in alcune parti d’Italia, con quella parte che in Area Destra non ha accettato la deriva “piddiellina”.
Una particolare menzione va da parte mia al gruppo capitanato da Alessandro Pucci, che ha saputo raccogliere, aldilà delle apparenti battute di arresto, validi elementi politici e convogliarli in una azione politica e sociale di tutto rispetto.

3 E’ possibile ricreare una nuova consulta?

In questo momento, stando ai dati di fatto, Forza Nuova è l’unica forza politica che non accetta il dialogo con il partito di maggioranza. Quindi più che ricreare una nuova consulta, Forza Nuova nel prossimo futuro si porrà come forza aggregante e elemento catalizzatore di tutti i movimenti che si pongono fuori dai due poli.

4 Quali sono le sue proposte, le sue idee, i punti fondamentali, di possibile attuazione per una confederazione di partiti o di un partito vero e proprio? C’è spazio nella situazione politica Italiana per questa nascita?

In un momento di crisi economica, di esplosione di corruzione e di lotta alla mafia, un movimento patriottico deve distinguersi per chiarezza di progetti e per una differente classe politica.
Le nostre principali battaglie in difesa dell’ identità,della ricchezza e della vita del nostro popolo sono quanto mai attuali, e rispondono alle richieste dei cittadini italiani stanchi di Lega, Pdl e PD.

5 Ed in Europa?

In Europa, piuttosto che pensare a nuove organizzazione interpartitiche, è necessario creare una grande scuola-quadri e condividere con gli altri partiti europei la strategia, guardando all’ est Europa e al mondo Russo come al nuovo punto di riferimento di una “lega dei popoli”.


Grazie Roberto

Stefano Pantini

domenica 11 luglio 2010

Da Palazzo del Drago a Via Della Scrofa 60 anni di MSI

di Gabriele Adinolfi

Il 26 dicembre 1946, giorno di Santo Stefano, nello studio di Arturo Michelini, in viale Regina Elena, a Roma, veniva fondato il Movimento Sociale Italiano. Per la leggenda (e forse anche per la storia) si tratta dell’acronimo di Mussolini Sempre Immortale.
Sessant’anni sono trascorsi da allora e oggi c’è un clima di amarcord piuttosto vivace. Non si sa bene però cosa si stia festeggiando: se il passato, bello in quanto tale per quelli che invecchiano, se un partito politico di destra, se la spinta ideale che pur contenne ma mai lasciò esplodere o se invece solo una lunga mediocrità senza fine.

Inizi obbligati

Il Msi nacque in piena guerra fredda, anzi alla vigilia di una possibile guerra civile (le elezioni del 1948 potevano anche condurre a tanto).
È dunque certo quello che sostiene Parlato (ma è un po’ la scoperta dell’acqua calda) che il Msi fu foraggiato, protetto e inquadrato dal partito clerico/atlantico.
Il che puzzava tanto di Badoglio e non corrispondeva di certo alle ambizioni e agli ideali della Repubblica Sociale, tant’è che ben 35.000 Reduci, tra i quali il sottosegretario alla Marina della Rsi, Ferruccio Ferrini, voluto da Rodolfo Graziani come primo Presidente dell’Uncrsi malgrado avesse preso la tessera comunista, sostennero attivamente il Pci prima di aderirvi praticamente in blocco seguendo la linea di Stanis Ruinas.
Probabilmente l’idea che più aveva fatto presa presso i “neofascisti” era però quella della terza via, sociale ed anti-atlantista, che perseguivano Massi e Pini e cui occhieggiava, ondulante come sempre, Almirante. Ma di certo ha ragione Giano Accame quando sostiene che allora non vi era scelta nel posizionamento, perché una vittoria rossa avrebbe significato il massacro dei neofascisti.
Va aggiunto che il quadro a quel tempo era molto complesso, anche perché, in quanto promotori della decolonizzazione (sia pure per preparare il colonialismo multinazionale), gli Usa opponevano agli alleati, Francia e Inghilterra, il sostegno a non poche pulsioni nazionalpopolari, come sarà il caso di Peron e Nasser. È dunque bene contestualizzare e non giudicare con gli occhi del poi.
D’altronde il Msi di allora aveva un’autentica classe dirigente (Gray, De Marsanich, Anfuso) e soprattutto quadri intermedi con competenze d’amministrazione e di ministero e, quindi, un po’ si raccapezzava nelle scelte. Probabilmente la linea politica definita da Filippo Anfuso (uno dei non numerosissimi dirigenti che provenivano dalla Rsi) rappresentò la grande sintesi fra le pulsioni e le prospettive del neonato partito neofascista.

I Ca-di-si-fe

Se è lecito concedere quantomeno le attenuanti per la sua scelta atlantica alla classe storica del Msi, il gran problema, la cancrena oserei dire, che accompagnò quel partito da quando fu afflitto da una vera e propria democrazite, effetto delle sbornie elettorali, fu la burocratizzazione della sua autorità. Una burocratizzazione che, venuta meno l’intera classe dirigente storica nella quale è giusto annoverare il pragmatico ma in nessun caso voltagabbana Michelini, finì con l’istituzionalizzare l’utilizzazione costante della spinta della base (alla quale magari si lisciava anche il pelo) per stemperarne immancabilmente le pulsioni. Subentrò insomma, nel giro di pochi anni da quel Santo Stefano del ’46, una logica di sfruttamento, non diversa da quella presente negli altri partiti, una brama di consolidamento delle poltrone, con tanto di esautorazione dei rampanti non-signorsì.
Al punto che, dalla direzione del Msi, venne definita una filosofia di cinico sfruttamento dei militanti. I “Ca-di-si-fe” (ovvero Ca-merati di si-cura fe-de) dovevano essere spremuti come limoni mentre con gli opportunisti si trattava e a loro si concedevano regali, posti, privilegi…
E fu così che la storia del Msi divenne, per migliaia, migliaia e migliaia di ardenti militanti, la storia di un amore tradito, la storia di una costante cornificazione.
Ed è anche per questo che oggi in molti tornano a ripercorrere la traccia del vecchio amore, con un sentimento che è un po’ quello di chi ancor sente sulla propria pelle le ferite del tradimento e rivedendo, attempata, la focosa consorte di un dì si chiede come sarebbe stato diverso se…

La memoria, si sa, è selettiva

Se la storia del Msi la vogliamo però tracciare basandoci sulla sua ufficialità, sui suoi eletti, sui suoi segretari, allora ne ricaviamo quella lineare di un partito subordinato alla Dc, di un partito dalla dirigenza mediocre se non addirittura di scarto. Un partito che per la propria agiografia, non possedendo niente altro, deve ricorrere oggi a Telese che gli ha scritto la storia dei “suoi” Caduti.
Caduti che, però, non morivano per le elezioni e le pensioni sicure degli onorevoli Almirante e Rauti, né per sostenere i governi democristiani, il codino divieto di divorzio o le richieste gracchianti di pena di morte, ma per un sogno eccelso. Caduti che, portati a braccia ai funerali, arrecavano voti ed elezioni. Più Ca-di-si-fe di così!
Se ci fosse un minimo d’onestà dovrebbe allora il signor Telese, dovrebbero allora i mentori di quel Msi “assediato”, raccontare dell’uscita in massa dei G.O. (Gruppi Operativi) che se ne andarono sdegnati dopo aver chiesto per ben tre volte, senza mai ottenere risposta, a quell’Almirante che scortavano ovunque: “ci organizziamo per difenderci o chiudi le sezioni di quartiere e mantieni solo quelle centrali? Perché siamo stanchi di portare a braccia, impotenti, le bare dei camerati!”
Ma la memoria, si sa, è selettiva; sicché quegli uomini, che allora ressero lo scontro con la piazza rossa, che aprirono e difesero Sommacampagna in un clima d’assedio e che infine non tollerarono di lasciare che il partito per il quale avevano dato tutto divenisse un astuto becchino, quegli uomini sono spariti da tutti gli amarcord. Tanto che via Sommacampagna oggi ce la raccontano come se fosse stata aperta e difesa da quei personaggi che poi divennero onorevoli, se non ministri, grazie agli effetti di Tangentopoli e che allora erano solo dei signorsì.

Dal Msi ad An

Se la storia del Msi fosse quella delle sue dirigenze, delle sue manfrine, degli accordi sottobanco, dell’accettazione a prestarsi alle provocazioni (come il congresso di Genova del 1960 e la spedizione alla Sapienza del 1968) avrebbero ragione quelli come Storace che ne rivendicano la forte impronta democratica, avrebbero ragione quelli come Baldoni che si chiedono: “perché ci accusavano di essere neofascisti?” Ma avrebbero ragione soprattutto Fini e Gasparri, in quanto AN non rappresenta alcuno strappo, bensì la logica, consequenziale, evoluzione di quella politica dei vertici. E a chi mi viene a parlare dell’intollerabile clausola resistenziale e antifascista che AN ha fatto propria, non posso che ricordare che già nel 1970 Almirante parlava di superamento di fascismo/antifascismo, per poi aprire, nel 1971 a monarchici e partigiani bianchi. Io sostengo che, se ci si limita a comparare gli apparati ufficiali, le dirigenze e anche i discorsi tenuti, AN è molto meglio del Msi, quanto meno del Msi di Almirante, in quanto è più chiara, pulita, concreta e meno ambigua e sfruttatrice dei Ca-di-si-fe. Se non altro perché non ne ha più bisogno.

I “cornuti”

La storia del Msi, però, è, come detto, anche la storia di una costante cornificazione.
È la storia dei militanti illusi e delusi, incoraggiati e traditi. È la storia di decenni di lotta accanita, contro venti e maree, mossa da ragazzi, da giovani, da piccoli borghesi, da artigiani, da uomini di popolo, che si negavano ad accettare le ingiustizie giuridiche e sociali. Ragazzi e uomini che da soli, a proprie spese, senza mezzi e senza aiuti, misero in subbuglio per decenni la politica conformista e oppressiva democomunista. Inventando di sana pianta rivolte popolari nel Meridione, compiendo azioni sindacali rivoluzionarie e controcorrente rispetto alla segreteria nazionale, effettuando occupazioni scolastiche e universitarie, apportando innovazioni culturali e prospettive politiche di primo livello.
Se del Msi prendiamo alla lettera il primo termine del nome, ovvero il Movimento e lo contrapponiamo, come sempre avvenne durante la sua vita, alla sclerotizzazione del Partito, allora la storia che si deve scrivere è ben altra. Di tutt’altro segno. E se è vero, come è vero, che dal 1950 al 1980 le avanguardie di pensiero si trovarono in massima parte in organizzazioni autonome, a volta addirittura conflittuali rispetto al Msi, è altrettanto vero che le aspirazioni germogliarono e si estesero costantemente fra i mille, mille e mille “cornuti” di ogni epoca, furono tante e interessantissime.
Ed è altrettanto vero che la gente che si avvicinò al Msi lo fece perché attratta dal canto dei “cornuti” e non dal calcolo dei “cornificatori”.
E sarebbe ora che qualcuno, infine, iniziasse a scrivere la storia di quel “movimento”, o meglio dei movimenti di idee che interessarono il neo-fascismo, smettendola di considerare le aspirazioni nazional-popolari, social-rivoluzionarie, anti-occidentaliste e di terza forza come se si trattasse di qualche elucubrazione isolata, ché non fu assolutamente così.

Il grande falso

Contro quel “movimentismo” a favore delle scelte di una dirigenza ingessata e subalterna a tutto, si suole utilizzare un argomento ben preciso. Ci si viene a raccontare che la differenza esistente fra l’elettorato del Msi e la sua base militante è sempre stato enorme; che l’elettorato del Msi sarebbe codino, ottuso, furbastro, represso e che, dunque, la classe dirigente storica del partito neofascista avrebbe avuto l’intelligenza d’interpretarlo, cosa che la militanza missina non avrebbe mai saputo fare. Ma a parte il fatto che a tale militanza missina si deve ricondurre buona parte della classe dirigente storica, come Massi e Pini, ben due errori si trovano alla base di questa vera e propria mistificazione.
Il primo è che l’elettorato di un partito proveniente dal fascismo non è necessariamente codino e baciapile. Con un’altra politica il Msi avrebbe perso magari cinque o seicentomila voti da quella parte per recuperarli però in aree laiche e progressiste (dai repubblicani, dai socialisti, dai radicali e, magari, dai sessantottini)
Ma l’errore di fondo sta nella disconoscenza dell’antropologia dell’elettorato missino, il quale non è politico ma sentimentale: è fideista e si convince in trenta secondi della giustezza di quello che dice il suo “capo”.
Gli stessi elettori missini che accettarono tranquillamente di porsi a destra della diga anticomunista, avrebbero votato in gran massa senza alcun problema, convincendosi in pochi secondi dell’opportunità del fatto, per il medesimo partito se avesse fatto alleanze con il Psi o se avesse prospettato terze vie.
La verità è che la classe dirigente del Msi scelse sempre una linea di passivo perbenismo per due ragioni: perché su quella aveva la certezza di mantenere un numero sufficiente di voti per assicurarsi quel tot di poltrone (e non si tratta di gente che ama rischiare), la seconda è che la mancanza di carattere e di personalità di chi nella dirigenza del partito subentrò ai fondatori del Msi non tardarono a trasformarsi in cieco ed acritico servilismo verso i più potenti.

Due storie parallele

Sarebbe allora il caso di riscrivere la storia del Msi come la lunga storia ininterrotta della convivenza di un’aspirazione rivoluzionaria e di un tradimento controrivoluzionario; così acquisirebbe un interesse reale.
E ci si potrebbe infine chiedere se nel 1946 non avevano ragione i Far che temendo l’ingessatura di un’idea e di un movimento nelle pastoie di un partito proponevano, anziché creare il Msi, di porsi, come lobby e movimento, in dialettica opportunistica con i diversi partiti democratici.
Nessuno ci potrà fornire la controprova di quello che sarebbe accaduto se avesse prevalso una tale aspirazione. Limitiamoci quindi ad osservare la storia della convivenza fra movimento e partito, fra idee e incassi, nell’ambito di un organismo che divenne ben presto non solo una piramide rovesciata, ma addirittura il creatore dell’ideologia del rovesciamento della piramide (da cui il parto dei Ca-di-si-fe). Cerchiamo quindi di leggere quella storia in modo freddo, concreto e senza incorrere in tentazioni agiografiche del tutto prive di fondamento.
E a chi ancora persistesse nel pensare che tra l’apparato Msi e quello An ci siano differenze ideali, ribattiamo che in An, e in tutto il post/neo/fascismo quello che fa difetto è il movimento, sono le idee, sono le innovazioni, sono i fermenti, è l’avanguardia; sono, insomma i “cornuti”.
Le motivazioni di questa carenza sono di certo socioculturali; ma ben poco c’è da sperare in quella direzione se chi si pone alla destra di An oggi è controrivoluzionario e codino per scelta, esattamente come lo fu sempre il Msi ufficiale.
Probabilmente l’opinione espressa sessant’anni fa dai Far è ora la più attuale e praticabile.
Cambiamo sessantennio!



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giovedì 8 luglio 2010

AIDONE NASCE IL CENTRO STUDI "AREA DESTRA"

Aidone. Ritorno di “fiamma” per Filippo Rosella, personaggio conosciuto nel panorama politico aidonese, che ha annunciato ad Aidone la nascita di «Area destra». Per spiegare i motivi che l’hanno indotto a seguire la via primitiva a lui congeniale della destra radicale, decidendo di abbandonare definitivamente “strade contorte”, come quella che l’hanno visto sostenere, alle trascorse elezioni, l’amministrazione comunale attualmente in carica, si è affidato ad un manifesto in cui chiede scusa a quanti ha domandato un solo consenso elettorale per la coalizione civica che attualmente governa e di cui ammette il fallimento. Rosella sostiene che, al di là dei rapporti amichevoli con il sindaco Filippo Gangi, non ha potuto fare altro che constatare l’assenza di quelle scelte a garanzia di un percorso che avrebbero espressamente motivato il personale impegno elettorale in una disomogenea coalizione.
Fedelissimo, nel passato, dell’ex sindaco di An Filippo Curìa, si è poi dissociato dalle scelte di politica locale e nazionale operate da quest’ultimo. Per le trascorse amministrative aveva dato vita, con Silvio Di Catania, al comitato “Liberi per Aidone” confluendo poi all’interno della lista civica di centro sinistra vincitrice “Rinascimento aidonese” e vedendo la sua candidata Annamaria Raccuglia in seno alla giunta municipale.
«Non ho rimorso – dichiara ancora Rosella – per l’impegno avuto in campagna elettorale con la lista civica “Rinascimento aidonese” per il semplice fatto che non si poteva stare dalla mia naturale parte politica dopo averla criticata ampiamente per avere fatto negli ultimi anni solo macelleria amministrativa in tutti i settori». Per Rosella un’altra amara deduzione è stata «l’avere dato possibilità e voce a persone che, in tempi andati, oltre a essere state ex amministratori, mai hanno alzato la voce per difendere gli interessi di Aidone». Così la decisione di Rosella di dare vita a «Area destra», un centro studi sociali presente in campo nazionale e di ricercare volti e idee nuove, portatori di una nuova etica e di una dignità sociale. (vivienna.it)

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mercoledì 7 luglio 2010

La lunga strada verso l'unità dell'area di destra

Le recenti polemiche che hanno agitato La Destra in seguito alle dimissioni di Luca Lorenzi hanno riproposto con forza il tema dell’unità della Destra italiana, oggi frammentata in una miriade di sigle e siglette.

Unità che sarebbe stata possibile realizzare già due anni or sono, ma che sembra vieppiù allontanarsi, non ostante sembri sempre più necessario raggiungerla.

Perché?

Perché è addirittura nata una nuova formazione – Area Destra – per perseguire questo scopo?

La risposta è semplice e complicata al tempo stesso: perché non tutti i leader delle destre oggi esistenti la vogliono, questa unità.

Gelosi delle rispettive sigle, dei simboli e delle piccole rendite elettorali ed economiche che queste sigle hanno garantito, i detentori dei “marchi” più conosciuti preferiscono la “marginalità politica” in cui sono protagonisti, piuttosto di lanciarsi in avventure che potrebbero metterne in discussione il ruolo.

Fin dal suo primo convegno di fondazione, a Bologna, gli uomini e le donne di Area Destra lo sottolinearono fin da subito: l’unità delle forze militanti si sarebbe potuta ottenere solo grazie alla mobilitazione diretta dei militanti, anche (e soprattutto) contro l’eventuale volontà contraria delle rispettive gerarchie di partito.

Successivamente – dopo il disastroso risultato delle elezioni regionali –, alla prima riunione della Consulta per l’unità dell’area (a cui aderirono Fiamma Tricolore, Forza nuova, Mpn), fu sottolineata una nuova, fondamentale considerazione, secondo la quale il processo di unificazione doveva essere necessariamente accompagnato da un processo di rifondazione.

Ovunque, in Europa, le forze identitarie spopolano. In Italia, stentano a superare le percentuali da prefisso telefonico, se e quando trovano le energie e le firme per presentare le liste, e finanche le elezioni regionali del Lazio, che hanno visto la La Destra superare faticosamente il quorum necessario, non possono certo essere considerate particolarmente entusiasmanti, se si pensa che non era presente la lista del PdL.

Dunque, il discorso di Area Destra fu rafforzato con la presentazione di un libro – Essere uniti-Essere Destra – in cui, da parte di AD, si è tentato di mettere a fuoco i principali riferimenti ideali e punti di programma, in base ai quali unire tutte le anime dei movimenti identitari. Come si disse e si ripete: non un libro (e una proposta) “chiuso”, una sorta di “prendere o lasciare”; bensì un corpo organico di idee e progetti che fungesse da base concreta di discussione, a cui apportare (anche in modo radicale) modifiche o proporre alternative.

Ovunque è stato presentato, quel programma, ha svolto la sua funzione ed è stato accolto, quel libro, molto positivamente dai militanti. Non sono mancate critiche, spunti di riflessione, richieste di approfondimento, ma tutti, per lo più, hanno apprezzato la possibilità di discutere su un programma ben definito e che mettesse ordine nello (spesso tumultuoso) affastellarsi di pensieri e iniziative, a volte anche contrastanti tra loro, tipiche del nostro ambiente.

Ci fu anche una ricaduta negativa, però. Mettendo nero su bianco ciò che si crede giusto realizzare, c’è stato chi ha capito che non sarebbe potuto diventare protagonista del processo; oppure, che non avrebbe potuto – com’era evidentemente nelle sue intenzioni – “colonizzare” gli altri; oppure, ancora, di non avere argomenti per partecipare adeguatamente al dibattito proposto.

Sarà un caso – e non lo è – ma è stato a quel punto che, anche all’interno di Area Destra, si sono cominciate a registrare, oltre a un crescente numero di nuove adesioni, alcune, importanti defezioni. Defezioni – è bene dirlo – da parte di chi, nei mesi e nel lavoro precedente, non aveva nascosto di avere e di promuovere in Area Destra simpatie per qualcuno dei movimenti seduti alla Consulta; qualcuno dei movimenti che aveva mal digerito una così precisa impostazione del dibattito per l’unità.

Ecco dove sono nate le accuse, secondo le quali Area Destra avrebbe voluto far nascere un nuovo partito, l’ennesimo nel panorama identitario.

Accusa assolutamente ridicola, perché è scontato che Area Destra sia nata per sviluppare un nuovo partito, dal momento che nessuno di quelli esistenti avrebbe mai accettato di entrare a far parte sic et simpliciter di un altro di quelli esistenti. A differenza degli altri partiti, però, AD si è data fin da subito una struttura adeguata a far entrare al suo interno non solo singoli militanti, ma interi gruppi, coinvolgendo nelle sue strutture decisionali, a secondo del livello di coinvolgimento scelto, le dirigenze di altri partiti.

Prova di concreta di ciò, Amedeo Bolzonello, il quale, dirigente della Fiamma e promotore di Fiamma Futura, entrato in Area Destra è stato subito inserito nel Coordinamento nazionale e sarà presto parte dell’esecutivo del movimento per l’unità.

La doppia iscrizione – per chi intende questo processo in modo graduale – è la massima garanzia, in una direzione e nell’altra, della sincerità e della lealtà con cui s’intende percorrere la strada unitaria. Non è un caso che la sola Area Destra dia questa possibilità ai militanti, anzi, la suggerisca, al fine di partecipare pienamente al processo di unificazione e, al contempo, di farsene portavoce nei rispettivi movimenti d’origine.

Chi in questi giorni si agita e denuncia il “fallimento” del progetto di Area Destra – al di là del fatto che, forse, farebbe meglio a preoccuparsi delle cose di casa sua – o denuncia, al contrario, il suo personale fallimento (cioè, il tentativo di portare il progetto di AD a capitale di uno dei movimenti che, sedutisi al tavolo della consulta, evidentemente lo avevano fatto in modo strumentale); oppure, è il caso de La Destra, cerca di affossare con le parole un progetto a cui non ha mai creduto, tanto da rifiutare anche il dialogo.

Francamente, infatti, fanno ridere le critiche di alcuni dirigenti de La Destra, i quali hanno pervicacemente rifiutato, non ostante gli inviti ricevuti, di partecipare a qualsiasi discussione sull’unità dell’area. Discussione a cui, invece, sembrano voler partecipare alcuni giovani che, evidentemente, per farlo hanno ritenuto necessario, a quel punto, staccarsi dal loro stesso partito di riferimento.

Del resto, cosa avrebbe mai impedito o cosa impedisce a partiti già meglio strutturati di Area Destra di mettersi a capo di un processo unitario? Perché questo discorso non riescono a portarlo avanti, dall’alto delle loro autorità, gli Storace, i Fiore, i Romagnoli?

Ci sarà un problema di fondo, se è necessario creare un movimento di base per realizzare uno scopo che potrebbe essere realizzato con un semplice atto di volontà da parte (essenzialmente) di tre – è bene ripetere e sottolineare: di TRE – persone?

Dev’essere Area Destra a spiegare questo problema ai militanti, oppure dovrebbero essere quelle tre persone?

E perché mai Area Destra dovrebbe biasimare chi, uscendo da uno di quei partiti – lasciando casomai anche posizioni di responsabilità – decide di gettarsi in un’avventura, la nostra, dall’esito incerto, per quanto esaltante sia?

Non è difficile comprendere, allora, anche le ragioni, inconfessabili, ovviamente, che portano qualcuno all’interno della stessa Area Destra, ora che il processo è avviato e aggrega quotidianamente sempre più persone, a cercare di interrompere un percorso che non va nella direzione sperata da qualche leader della cosiddetta “destra radicale”.

Come chiunque può notare – anche non condividendo i nostri progetti – le nostre intenzioni sono manifeste e le nostre azioni sempre condotte alla luce del sole.

A chi ci accusa oggi di voler scardinare i partiti dell’area identitaria, rispondiamo tranquillamente: Sì, è così! Noi sogniamo e ci battiamo per un futuro in cui non esistano più La Desta, Fiamma Tricolore, Forza nuova, ecc., ma un’unica realtà che, magari, non si chiamerà neanche Area Destra, ma da Area Destra prenda il largo per una nuova, grande crociera nel mare della politica italiana.

mercoledì 30 giugno 2010

AREA DESTRA HA UNA NUOVA STRUTTURA DIRIGENZIALE

Con la riunione del Coordinamento nazionale dello scorso sabato 26 giugno, Area Destra ha ristrutturato la propria organizzazione politica e proceduto contro un ex-membro dell’esecutivo nazionale che, tutt’ora, persiste per evidenti ragioni personalistiche a gettare discredito sul gruppo dirigente del movimento, creando ostacoli al processo per l’unificazione delle forze di destra, col solo vantaggio di aiutare quanti preferiscono che la Destra resti in un ghetto.

Area Destra, da sabato, ha una nuova guida politica, affidata a Massimiliano Mazzanti, coordinatore nazionale con funzioni di segretario, come da statuto, e condivisa da un nuovo esecutivo che presto, per altro, vedrà l’ingresso di nuovi dirigenti che si sono particolarmente distinti sul territorio nella promozione del movimento.

Area Destra ha anche affidato al Coordinamento nazionale le funzioni che, dopo il primo congresso nazionale, saranno assunte dal Comitato centrale, e ha chiamato Andrea Urso ad assumerne la presidenza, con l’assunzione di un ruolo di garanzia e tutela del movimento che certamente sarà svolto con la dovuta energia, soprattutto in questo momento in cui Area Destra è sottoposta ad attacchi strumentali.

Per evidenti ragioni, è necessario sottolineare che la riunione di sabato 26 giugno, a cui hanno preso parte 8 componenti del Coordinamento nazionale, mentre un nono, Alberto Ferretti, impossibilitato a partecipare per improvvise ragioni di lavoro, ha scelto di farsi rappresentare proprio dal Coordinatore nazionale, era perfettamente legittima, così come legittime sono le determinazioni assunte in quella sede. A conferma di quanto detto, le calorose testimonianze di approvazione dei risultati dell’importante riunione già pervenute da parte dei più impegnati e capaci dirigenti di Area Destra sparsi in tutta Italia.

Contro le persone che continuano a sostenere tesi diverse, senza neanche il coraggio di adire vie legali per far valere inesistenti interpretazioni differenti da quella qui esposta, il Coordinatore nazionale ha pregato il presidente del Coordinamento nazionale, quale massima autorità di garanzia del movimento, di intraprendere tutte le necessarie strade giudiziarie a tutela dell’onorabilità dei dirigenti e del movimento stesso.

Nella speranza e nell’intenzione di parlare e discutere, di qui in avanti, solo di linee politiche e programmi di sviluppo, il Coordinatore nazionale augura a tutto il partito buon lavoro e ringrazia tutti gli iscritti e i dirigenti del movimento per la fiducia accordata.

domenica 27 giugno 2010

REPRESSIONE DELL'INFORMAZIONE A MEZZO WEB

NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.

documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it/

domenica 20 giugno 2010

26 GIUGNO A ROMA COORDINAMENTO NAZIONALE DI AREA DESTRA

Pubblicato da Info il 11 - giugno - 2010

Il Coordinamento Nazionale di Area Destra è convocato ufficialmente per il giorno 26 giugno,all’ Hotel De Russie, in via del Babbuino 9 (pieno centro a Roma,vicino a Piazza del Popolo) e i lavori avranno inizio alle ore 15. Vi potranno e dovranno partecipare esclusivamente i componenti del Coordinamento Nazionale che, si ricorda, dovranno essere in formale regola col tesseramento ed il versamento integrale della quota di iscrizione.

-Programma dei lavori
-Elezione del presidente da parte dell’ assemblea
-Discussione e votazione dei vari punti all’ ordine del giorno.
-Tutti i componenti effettivi ed in regola con il tesseramento e versamento della quota di iscrizione al movimento,
oltre che partecipare al dibattito e prendere parte alle votazioni,potranno avanzare proposte sotto forma di punti
all’ ODG.

Per proposte inviare mail al sottostante indirizzo

SEGRETERIA@AREADESTRA.IT
WWW.AREADESTRA.IT

sabato 5 giugno 2010

L'Italia e' una colonia?

I mass media propagandano l'immagine dell'Italia come di un paese libero e democratico, in cui la
popolazione gode di potere politico ed economico. Ma e' davvero cosi'?
Il sospetto che l'élite egemone economico-finanziaria si sia appropriata del nostro paese sotto tutti i
punti di vista e che lo stia guidando verso il baratro, è venuto persino al Financial Times, che in un
articolo del 16 marzo 2006 scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina verso
la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente dell'estrema destra americana e un
accanito sostenitore di George W. Bush, quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce
l'élite dominante.
Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da considerazioni finanziarie, precisamente dalla scelta
italiana di assumere l'euro come propria valuta, pur essendo il paese condannato ad avere
un'economia debole, a causa delle scelte di politica economica effettuate dai governi, che tendono
ad avvantaggiare il capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una
colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro, si trovò a fare i conti con una
moneta forte, mentre la sua economia era in mani straniere. Ciò che accadde all'Argentina è noto.
Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation anglo-americane. Oggi
l'Italia è il paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere. Il Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno col fiato sul collo per controllare i
pagamenti del debito, ignorando il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti, pur
di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla spesa pubblica (sanità, scuola,
amministrazione, ecc.) e ulteriori privatizzazioni, peggiorando le condizioni del paese.
Lo scopo principale del Fmi (dobbiamo ricordare che esso è un istituto finanziario controllato dai
banchieri anglo-americani) è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò che già, nel
1998, svelava Zbigniew Brzezinski, nel suo libro La grande scacchiera: il primato americano e i
suoi imperativi geostrategici. L'eccessivo benessere dei paesi dell'Europa occidentale, secondo
Brzezinski, era un grave ostacolo, poiché tale livello di ricchezza era più elevato rispetto a quello
della media dei cittadini americani, ed essendo l'Europa considerata un protettorato americano, ciò
risultava inammissibile.
L'Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l'America. L'Alleanza
Atlantica autorizza l'America ad avere influenza politica e peso militare sul continente … se
l'Europa crescesse, questo beneficerebbe direttamente l'influenza americana … L'Europa
Occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i
pagatori di tributi dei vecchi imperi... L'Europa deve risolvere il problema causato dal suo sistema
di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua capacità di iniziative.
L'Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense potesse imporsi su
tutta l'Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti medi, e ciò è avvenuto in Italia anche a
causa della Legge Biagi, che legalizza lo sfruttamento lavorativo. Il resto lo fecero il sistema
bancario, le dittature imposte al Terzo mondo (che hanno costretto milioni di persone ad offrire
manodopera semischiavile, abbassando il costo del lavoro e smantellando il sistema dei diritti,
frutto di lotte politiche e sindacali), e le privatizzazioni, promosse dal Fmi. Le campagne mediatiche
menzognere fanno credere che il Fmi e la Bce tengano alla "stabilità" del paese, o alla
"competitività" delle aziende italiane, mentre è l'esatto opposto: vogliono tenere in scacco l'intera
economia del paese, strozzandola con il debito e rendendola poco competitiva attraverso varie
strategie.
I nostri politici, anziché cercare di contrastare il potere del Fmi, lo assecondano, e lo propagandano
come giusto e autorevole, mostrando così che l'Italia è soggiogata anche politicamente al potere
straniero, come una colonia. In molti modi (privatizzando, non tutelando i prodotti italiani,
accettando di pagare i diritti di signoraggio, foraggiando le società private, ecc.) i nostri governi
operano per la distruzione economica e finanziaria del nostro paese, e non per il nostro benessere e
per i nostri valori.
Il livello di povertà nel nostro paese è aumentato dal 6,5% della popolazione degli anni Novanta,
all'11,7% del 2001, fino al 12% del 2005. Le riforme neoliberiste imposte all'Italia dal Fmi hanno
sottratto ricchezza alla classe media e inferiore, per arricchire l'élite già ricca, come dimostra
l'analisi fatta dalla Banca d'Italia nel periodo 1989/1998:
Il 10% delle famiglie più povere aveva il 2.7% del reddito totale nel 1989, mentre nel 1998 questa
quota è scesa al 2%. Il 10% delle famiglie più ricche ha invece incrementato la propria quota dal
25.2% al 27.5%. L'incremento dell'indice di Gini, in 9 anni, è stato pari all'11%... piccoli incrementi
(decrementi) dell'indice di Gini provocano enormi aumenti (diminuzioni) del divario tra il più
povero e il più ricco dell'insieme. Oggi circa il 20% delle famiglie più ricche possiede oltre la metà
del reddito del paese, mentre il 20% delle famiglie italiane povere possiede soltanto circa il 6%. Ciò
spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton, i Pirelli e i Falck, siano così
accondiscendenti alla colonizzazione dell'Italia: ciò garantisce loro maggiore ricchezza e privilegi.
Un paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio territorio e non
sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed economica. I diritti degli indigeni coloniali
sono subordinati agli interessi della potenza dominante, che si erge al di sopra delle leggi. Le
autorità dei paesi coloniali esigono ingenti pagamenti, come accade con le banche titolari del nostro
debito, che impongono alle nostre autorità di elaborare una finanziaria annuale per pagare il debito.
Il debito è in realtà una forma di tassazione imposta dalle banche, architettata in modo tale che i
cittadini credano di aver ricevuto qualcosa da dover pagare, mentre invece si tratta di una tassazione
di tipo coloniale, cioè creata per impoverire i cittadini e arricchire il sistema di potere. Il debito
imposto all'Italia è talmente alto che nel 2002 equivaleva ad un terzo del debito pubblico
complessivo di tutti i paesi dell'Unione Europea (che era di 4707,7 miliardi di euro). Nonostante le
manovre finanziarie che hanno dissanguato il paese, nel gennaio 2007 il debito era ancora di
1.605,4 miliardi. Non sarà mai estinto, affinché l'Italia possa rimanere in eterno assoggettata all'élite
bancaria.
Le finanziarie hanno anche l'obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione alle guerre del paese
dominante, e nell'ultima finanziaria il governo ha aumentato tali spese a 20,354 miliardi di euro, che
è una somma altissima per un paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra. Si
comprende tale spesa soltanto se si pensa che ogni paese sottomesso ad un potere coloniale è
obbligato a partecipare alle spese militari del paese imperiale. Gli italiani pagano il 41% del costo di
stazionamento delle basi americane, si tratta complessivamente di 366 milioni di dollari all'anno.
Proprio come una colonia, subiamo un'occupazione militare e siamo anche costretti a pagarla. Dagli
anni Cinquanta, l'Italia è sotto controllo militare statunitense, attraverso 113 basi militari, che
ospitano almeno 60.000 soldati. Gli Usa hanno potere sul nostro territorio, a tal punto che non sono
obbligati nemmeno a precisare l'ubicazione delle loro basi o le attività che si svolgono all'interno.
Ciò viola gli articoli 80 e 87 della nostra Costituzione, che dovrebbero proteggere la sovranità
nazionale su tutto il territorio dello Stato. Diverse basi militari sono dotate di missili a testata
nucleare, e l'accordo "Stone Ax" prevede l'uso delle armi nucleari da parte di soldati italiani
autorizzati dalle autorità americane.
Dunque, non soltanto le autorità statunitensi hanno potere sul territorio italiano come fosse una loro
colonia, ma concludono accordi segreti che obbligano i soldati italiani a mettersi a loro servizio,
come una truppa coloniale. L'accordo Stone Ax ("Ascia di pietra") è un accordo di cui il Parlamento
non ha mai avuto modo di discutere, poiché è stato concluso segretamente fra Roma e Washington.
Con questo accordo, che risale agli anni Cinquanta ma è stato rinnovato dal governo Berlusconi,
l'Italia diventa uno degli avamposti per la futura guerra nucleare.
Nell'aprile del 2002, Umanità Nova, riportava la testimonianza di un ex-analista dell'Intelligence
statunitense, William Arkin, che nel suo libro dal titolo Code names, parla di un documento
chiamato "Nuclear Posture Rewiew", in cui la Casa Bianca ordina al Pentagono di pianificare l'uso
di armi nucleari per le guerre future, contro nemici come la Corea del Nord, l'Iran e la Siria.
L'ipotesi di guerre nucleari appare, da questo documento, tutt'altro che improbabile, e l'accordo
Stone Ax permetterebbe agli Usa di progettare gli attacchi dall'Italia e di richiedere la
collaborazione dei militari italiani.
In caso di attacco a un paese dotato di armi nucleari (come la Corea del Nord) è assai probabile che
il contrattacco nucleare avvenga contro il nostro paese (da cui sarà partito l'attacco) piuttosto che
contro il territorio degli Stati Uniti, che è assai più protetto. Le autorità americane, come al solito,
preferiscono che venga colpita una colonia piuttosto che la madrepatria. Molti italiani credono
ingenuamente di essere "protetti" dalla massiccia presenza militare americana, e non immaginano
che invece è il contrario: siamo esposti al pericolo di distruzione nucleare assai più di qualsiasi altro
paese europeo.
In Italia, le testate nucleari sarebbero 90 soltanto ad Aviano e a Ghedi, e alcune di esse hanno una
potenza dieci volte maggiore della bomba sganciata ad Hiroshima.
La presenza di armi nucleari sul suolo italiano è illegale in base alla legge n. 185 del 9 luglio 1990,
che vieta la fabbricazione, il transito, l'esportazione e l'importazione di armi chimiche, biologiche, e
nucleari. L'articolo 1 comma 7 della legge dice: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione,
l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata
alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti
e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle
idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari". In base a questa legge, le
autorità italiane che hanno rinnovato l'accordo Stone Ax dovrebbero essere processate.
Le nostre autorità, soltanto nel marzo del 2005, in seguito ad un'interrogazione parlamentare, hanno
ammesso la presenza di armi nucleari in Italia, senza però contemplare in nessun modo la possibilità
di sottoporre il problema alla popolazione, data la gravità, oppure di avere il dovere di chiarire da
quando, dove e perché ci sono queste armi sul nostro suolo. E' come se i cittadini italiani non
potessero avere alcun controllo sulle questioni militari, e se a ciò si aggiunge che essi non hanno
alcun potere sulle questioni finanziarie ed economiche del paese, si può dire che la loro condizione
è simile a quella del suddito sottomesso ad un potere che non accetta alcuna limitazione.
I cittadini italiani vengono convinti di avere potere politico, in quanto alle elezioni possono
scegliere fra "destra" e "sinistra", ma quando essi chiedono che venga rispettata concretamente la
loro volontà (ad esempio nel caso della Tav o della base di Vicenza), si scatena un putiferio
mediatico e politico, per evitare di concedere il benché minimo reale potere.
Dalle basi americane ubicate in Italia, sono partiti missili per operazioni di guerra offensive, come
nel caso della Jugoslavia e dell'Iraq, in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione che "ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", e all'insaputa della popolazione. Inoltre, i soldati americani, quando
commettono violenze, abusi o omicidi, sono impunibili dalla nostra giurisdizione, e quindi non
pagano per i crimini, dato che la loro giurisdizione li assolve quasi sempre.
Basti ricordare il caso di Ustica o di Calipari. L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari
e il ferimento della giornalista Giuliana Sgrena non hanno alcun colpevole secondo il Pentagono,
che ha alterato la versione dei fatti per assolvere i soldati americani.
Il 27 giugno del 1980 esplose nel cielo di Ustica un DC-9 diretto da Bologna a Palermo, e 81
persone morirono. Era accaduto che i servizi segreti americani avevano appreso che Gheddafi
avrebbe volato sui cieli italiani con il suo aereo personale, e avevano deciso di colpirlo. Ma il
presidente libico non era su quell'aereo e i missili americani abbatterono anche l'aereo italiano. Il
processo per la strage di Ustica, aperto dalla magistratura italiana, andò avanti per 25 anni, fra
depistaggi e numerosi tentativi di occultare le prove. Si cercherà di far credere che l'incidente fosse
dovuto ad una bomba che si trovava nel velivolo, nascondendo le tracce della presenza di forze
militari americane sul luogo. Alla fine, non si ebbe alcun colpevole né alcun risarcimento alle
vittime.
Le vite degli italiani furono considerate di nessun valore, e le nostre autorità hanno dimostrato di
non avere alcun potere per proteggerle, essendo subordinate alle autorità statunitensi, come fossero
autorità coloniali.
La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha prodotto perdite
economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l'aumento del costo per l'utente.
Svendere i beni pubblici non significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende
vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad esempio, il Ministro
per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha propagandato come importante la sua riforma che
eliminava il costo di ricarica delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva
alcun potere di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l'aumento delle
tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i piani tariffari, in modo tale
da garantirsi gli stessi introiti che avevano in precedenza.
Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono denaro e potere all'intera
comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo strapotere delle società private. Se i nostri
ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche,
sarebbero immediatamente richiamati all'"ordine" dalle autorità dell'Unione Europea e da quelle
statunitensi.
La privatizzazione della Telecom, avvenuta nell'ottobre del 1997, permise ad un gruppo di
imprenditori e banche di impadronirsi dell'azienda, e al Ministero del Tesoro rimase soltanto il
3,5%. Il piano per il controllo di Telecom era stato progettato dalla Merril Lynch, dal Gruppo
Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e dalla Chase Manhattan Bank. Dopo dieci anni
dalla privatizzazione, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone erano
state licenziate, i titoli azionari avevano fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli
utenti erano aumentati e la società era in perdita.
I danni per la privatizzazione di Telecom non sono stati soltanto di natura finanziaria, ma anche
relativi alla qualità e alla sicurezza del servizio. La privacy dei cittadini non è in alcun modo
tutelata, e gli scandali degli ultimi anni lo hanno provato.
Oggi l'azienda è ridotta male, e i titoli azionistici oscillano. Tre grandi banche, Morgan Stanley,
Goldman Sachs e Ubs, possono far salire o scendere qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del
credito speculativo mondiale, e potendo diffondere notizie che condizionano il comportamento
degli investitori. Manovrando il valore delle azioni, si condiziona l'andamento dell'azienda, e ciò
consente ai grandi colossi bancari di preparare il terreno per appropriarsene, come sta accadendo
anche con Alitalia.
Pirelli ha aperto trattative in esclusiva col colosso American Telephone and Telegraph Company
(At&T), che appartiene ad un gruppo di grandi banchieri, che quest'anno ha vinto negli Usa un
appalto pubblico ricchissimo, per gestire il settore delle telecomunicazioni, e fornire servizi a 135
delle 184 agenzie federali, insieme a Qwest e Verizon. Le trattative con At&t, e America Movil
dureranno fino al 30 aprile, poi Generali e Mediobanca avranno 15 giorni di tempo per esercitare il
loro diritto di prelazione.
Non sappiamo ancora se sarà la At &t ad impadronirsi di una delle aziende più importanti del nostro
paese, ma sappiamo già cosa accadrà dopo la svendita: si avranno licenziamenti, aumenterà il costo
per l'utente, la qualità del servizio sarà sempre più scadente ed emergeranno di tanto in tanto
illegalità diffuse, che riveleranno la possibilità di controllo su ogni cittadino.
Chi dubita che l'Italia di oggi abbia caratteristiche di natura coloniale provi a scrivere una lettera
alle autorità italiane, per chiedere spiegazioni sui debiti bancari e sul signoraggio, sulle
privatizzazioni, sulla sovranità territoriale dell'Italia oppure sulle testate nucleari. Non otterrà alcuna
risposta chiara, esauriente e onesta (semmai dovesse ricevere qualche tipo di risposta), e questa sarà
una prova che le nostre autorità sono a servizio delle banche e delle corporation internazionali, e
subordinano ad esse i diritti dei cittadini italiani, come accade nelle colonie.
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it

Macelleria sociale ed evasione bancaria: perché Draghi doveva tacere. Marco Della Luna

Nella sua allocuzione del 31 Maggio 2010, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e candidato alla presidenza della BCE, ha definito l’evasione fiscale come “macelleria sociale”. Ma Draghi, come tutti i governatori di banche centrali, come tutti i gestori di banche di credito, è l’ultima persona al mondo legittimata a parlare di evasione e giudicare gli altri. Vediamo perché in cinque punti. Cinque punti di critica, ma anche di proposta per riforme eque ed efficaci da parte di ogni statista e di ogni ministro dell’economia che vogliano passare alla storia e non finire nell’affollato dimenticatoio dei burattini senza volto.

E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.

E qui va fatto il primo rilievo: le banche centrali, quando creano (e poi usano per comperare titoli o erogare crediti remunerati) denaro o attivi dal nulla, aumentano il proprio patrimonio (cioè guadagnano) a costo zero, e su questo aumento non sono tassate, perché fanno figurare che esso sia compensato dall’uscita del denaro così creato. Ma siccome questo denaro è creato da loro a costo zero, la compensazione è fasulla, come riconoscono i manuali di economia politica, dal Krugman al Blanchard, e le tasse dovrebbero essere pagate, previa revisione dei bilanci e accertamento del reddito evaso. Quindi, poiché le banche centrali evadono o eludono massicciamente le tasse, i loro governatori non sono legittimati a giudicare in materia di evasione.

Proseguiamo. E’ pure nozione comune e non contestata, che le banche di credito, partendo dal denaro creato dalle banche centrali, lo moltiplicano nel seguente modo: esse mettono a riserva questi titoli presso la banca centrale, oppure prendono a prestito da essa i depositi che essa crea a costo zero, per poi depositarli presso di essa, sempre a riserva. Partendo da questa riserva, e applicando il moltiplicatore bancario, che normalmente è di dieci, esse erogano credito per un importo complessivo pari a dieci volte le riserve. Ossia, se hanno a riserva 10, possono erogare credito per 100, percependo interesse su 100, mentre pagano interessi solo su 10. Inoltre, i loro interessi attivi sono molto superiori a quelli passivi. Se pagano l’1% di interessi passivi alla banca centrale per le riserve, e si fanno pagare mediamente l’8% dai loro clienti, allora guadagnano, di interessi, (8 x 10 ) – 1 = 79. In realtà, però, la percentuale di riserva non è un limite alla creazione di liquidità, perché portano a riserva sia i depositi che ricevono, che i crediti corrispondenti ai “prestiti” che erogano (cioè, se ti prestano 10 si registrano a credito 10 di capitale più gli interessi a scadere). Il limite alla creazione di liquidità mediante la concessione di crediti è posto dalla capacità del sistema di richiedere e sostenere il credito, oppure da accordi di cartello tra le banche (Basilea I, II, III). Oggi la massa monetaria complessiva (tutto ciò che usiamo come moneta, compresi gli attivi di conto corrente) è costituita per il 92% da liquidità creata dalle banche di credito.

E qui va fatto il secondo rilievo: le banche di credito, nel modo suddetto, creano a costo zero o minimo enormi quantità di liquidità – ossia incrementano i loro patrimoni. Su questi incrementi anch’esse, come la banca centrale, non pagano tasse, perché anch’esse, come la banca centrale, compensano contabilmente quegli incrementi patrimoniali facendo figurare pari uscite di capitale dal loro patrimonio, che però non avvengono, appunto perché la banca di credito non presta il denaro della raccolta, ma crea liquidità nello stesso atto di erogare il credito. Anche questa è elusione o evasione, e siccome molte banche centrali, come quella italiana, sono di proprietà di banchieri privati, che godono di questo doppio privilegio (aumentare la propria ricchezza a costo zero e senza pagare le tasse su tale aumento), i governatori di quelle banche centrali non sono legittimati a parlare di evasione.

Andiamo avanti. Il sistema bancario nel suo complesso realizza grandi profitti siccome crea a costo zero denaro con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Il sistema bancario, come abbiamo detto, usa i titoli di Stato come copertura e riserva frazionaria per emettere la cartamoneta, il denaro legale (8%), e il denaro creditizio (98%). I contribuenti devono pagare le tasse allo stato affinché lo Stato possa pagare gli interessi al sistema bancario. Ma, se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura e riserva del denaro legale e del denaro creditizio, allora è in grado di emettere in proprio anche il denaro legale e il denaro creditizio, anziché prenderlo in prestito pagando interessi e finendo per accumulare un debito pubblico enorme, che non riesce a ripagare, e che può mantenere solo imponendo tasse crescenti per pagare gli interessi passivi. In effetti, lo Stato italiano emetteva in proprio il biglietto da 500 Lire, ed emette tuttora in proprio le monetine metalliche. Altri Stati hanno emesso o emettono denaro senza prenderlo a prestito dalle banche. Alcuni sostengono che la politica sia demagogica e inaffidabile, e che quindi sia preferibile lasciare ai banchieri privati il potere e il monopolio di creare il denaro, di regolarne la quantità in circolazione e il tasso di interesse. Ma di fatto i banchieri usano questo potere nel loro interesse e per aumentare i propri profitti a spese della società e dei produttori di ricchezza (i banchieri non producono né beni né servizi; quindi la crescita dei loro patrimoni avviene a spese dei patrimoni e dei redditi degli altri, che li producono).

E con questo possiamo formulare il terzo rilievo: Draghi e i suoi colleghi non sono legittimati a parlare di evasione, perché buona parte delle tasse che lo Stato raccoglie vanno a pagare interessi sul debito pubblico in favore del sistema bancario. Debito pubblico e interessi passivi che esistono e crescono solo perché lo stato, senza alcuna ragione, ha donato al sistema bancario il potere sovrano e politico di creare dal nulla denaro, di regolarne la quantità disponibile all’economia, di fissarne il tasso di interesse, di incassare in proprio gli interessi.

Adesso vediamo il quarto punto. Il sistema bancario crea denaro usato dalla società – supponiamo 100 – interamente mediante operazioni di credito: crea il denaro legale scambiandolo contro titoli del debito pubblico (cioè facendo credito allo Stato); e crea il denaro creditizio erogando credito ai clienti che lo richiedono a prestito. A ciascuna unità monetaria creata corrisponde un’unità di debito capitale. Quindi, se il denaro complessivamente creato è 100, il debito capitale è pure 100. E, siccome il debito è gravato di interesse passivo, dopo un anno avremo che il denaro esistente è sempre 100, ma il debito è cresciuto a 110 (posto 10% il tasso finale di interesse). A questo punto si avvia un meccanismo la cui azione è, inizialmente, leggera, poco avvertibile, quindi esso viene accettato. Ma dopo 5 anni, avremo che il denaro esistente è 100 e il debito è 200. Oppure, se la società paga annualmente l’interesse, dopo 5 anni il denaro disponibile per l’economia è 50, e il debito è 100; quindi l’economia va in deflazione per effetto del calo di liquidità. In realtà, prima che ciò avvenga, la società, per poter servire il debito, ossia pagare gli interessi, prende a prestito ulteriore denaro, sui cui pagherà interessi in aggiunta a quelli che già paga. E così più e più volte. In tal modo però non risolverà il problema, ma soltanto lo differirà fino al punto in cui il reddito non sarà più sufficiente a pagare gli interessi e il patrimonio non sarà più sufficiente per ottenere nuovi prestiti. Una crescente quota dei redditi dovrà essere spesa per pagare gli interessi dei debiti pubblici e privati, e tasse destinate al servizio del debito pubblico. Il margine di profitto delle aziende si contrarrà sino ad azzerarsi, come sta già avvenendo in molti settori produttivi. Lo Stato, in particolare, per tirare avanti, cioè per pagare i crescenti interessi sul debito pubblico, dovrà continuamente aumentare la tassazione, tagliare i servizi e gli stipendi, vendere i propri beni. I banchieri, in tal modo, attraverso l’opera del governo, rastrellano tendenzialmente tutto il reddito, tutto il prodotto del lavoro e degli investimenti del corpo sociale. Ecco alcune cifre esemplificative: -Oneri per il servizio del debito statale 2009 (Assestato): €77,6 miliardi; -Rimborsi del debito statale 2009 (Assestato): €215,2 miliardi; -Variazione Debito Pubblico 2008/2009: +90 miliardi). Profitto per i banchieri, fallimenti, licenziamenti e sacrifici per tutto il resto della società.

Questo è il meccanismo del denaro-debito messo su e gestito dalla comunità bancaria mondiale, di cui fanno eminentemente parte le banche centrali. Ed è questa la quarta ragione per la quale Draghi non ha diritto di parlare di evasione fiscale.

Creando denaro-debito gravato di interessi, cioè creando più debito che liquidità, e alternando periodi di credito facile a tassi bassi con periodi di credito stretto a tassi alti, la comunità bancaria costringe la gente e le imprese, per sopravvivere, alla rincorsa disperata del profitto, alla lotta di tutti contro tutti, perché ciascuno, essendo il denaro disponibile meno di quello dovuto, per pagare gli interessi passivi che gli competono (sia come interessi diretti, sia come tasse), deve togliere denaro a qualcun altro ad ogni costo. Questo è il fattore che costringe gli uomini alla rincorsa del profitto per il profitto, alla sopraffazione, allo sfruttamento radicale. Che li disumanizza. Ma è anche il fattore che costringe ad evadere per sopravvivere, per conservare un reddito, per limitare i costi e non chiudere, licenziare, fallire. Si può dire, quindi, che molti evadono le imposte e i contributi sociali per poter pagare gli interessi alle banche. Per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, sia pure in nero. Per poter pagare le materie prime. Per poter contenere i costi di produzione così da non finire fuori mercato e dover chiudere. Quindi questa evasione potrebbe esser considerata una legittima difesa per l’evasore, e un bene per la società, perché la protegge contro una spoliazione mortale e le consente di sopravvivere. Ma, alla luce di quanto detto sul sistema monetario, va riconosciuta una realtà più profonda: l’evasione, il denaro evaso, è, in larga parte, denaro che non c’è, che il corpo sociale non ha, e che quindi non potrebbe dare allo Stato nemmeno volendo, nemmeno se volesse togliersi il sangue pur di fare il proprio “dovere”. Non potrebbe, proprio a causa del sistema monetario congegnato e diretto dalla comunità bancaria, del debito perpetuamente crescente che esso genera in automatico, aumentando inarrestabilmente il debito e gli interessi passivi rispetto alla liquidità, e portando altrettanto inesorabilmente alla recessione, ai fallimenti, ai licenziamenti, al commissariamento di interi paesi, a sacrifici tanto duri quanto non dovuti.

Se tutto questo non è “macelleria sociale”, e della più lucida e spietata, allora Draghi aveva il diritto di parlare come ha parlato e sottoscrivo pienamente ciò che ha detto.

01.06.10

Marco Della Luna, consulente di Liberi Industriali Associati, autore di Euroschiavi, Neuroschiavi, Oligarchia per Popoli Superflui, La Moneta Copernicana

giovedì 3 giugno 2010

Si terrà il 06/06/2010 presso il Circolo Culturale "Mussolini" di Locorotondo (BA), alle ore 17.00 in Piazza Aldo Moro, un incontro dibattito su: ...

CRISI DEI SETTORI AGRICOLO E TESSILE, I DUE SETTORI TRAINANTI DELLA NOSTRA ECONOMIA RIDOTTI AL FALLIMENTO DAL DISINTERESSE DI POLITICA E SINDACATI. SIGNORAGGIO BANCARIO, SOCIALIZZAZIONE DELLE AZIENDE, STATO CORPORATIVO:


il perchè della Crisi i suoi risvolti sociali e le possibili cure, tutto quello che dovreste sapere ma che nessuno racconta.
Interverranno: ALBERICO AMATI Vice presidente del Circolo “Benito Mussolini”; AUGUSTO SANFELICE Impiegato; Dott.ANTONIO LUIGI FINO Esperto relazioni internazionali; CATALDO LA NEVE Segretario Regionale Movimento Nazionale Popolare; FILIPPO GIANNINI scrittore,storico e opinionista; GIOVANNI CIASULLO membro direttivo Area Destra; GIUSEPPE CORONA Segretario Regionale Puglia Fiamma Tricolore; GIUSEPPE MARTORANA Segretario Nazionale N.O.N. e Direttore de “Il Popolo d’Italia”; GIUSEPPE MINNELLA Segretario Regionale Calabria Fiamma Tricolore; Dott.LEONARDO DAMIANI Saggista; LUCA MONTI Segretario Nazionale Nuova Destra Sociale; MARCO FRANCESCO DE MARCO “Il Solco”; Prof.QUIRICO PUNZI Ex sindaco di Cisternino(BR); VALERIO ARENARE Vice Segretario Nazionale Movimento Patria Nostra; VINCENZO NARDULLI Segretario Mola Tricolore; VITO CANTACESSI Segretario regionale Puglia; F.N. UN RELATORE DEL CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE. Sono stati invitati anche il Sindaco e l'amministrazione Comunale.

mercoledì 2 giugno 2010

ALTRO RECORD BATTUTO AD APRILE: RECORD DI DISOCCUPAZIONE, IL PIU’ ALTO DAL 2001

Disoccupazione all’8,9% ad aprile. Si tratta del dato peggiore dal 2001. Il tasso è in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. E’ quanto rileva l’Istat. Inoltre, secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,5%, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.

Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell’1% (+21 mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1 % (+372 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14 milioni 810 mila unità, con una riduzione dello 0,5 % (-76 mila unità) rispetto a marzo 2010 e un leggero aumento dello 0,1 % (+9 mila unità) rispetto ad aprile 2009.

Il tasso di inattività è pari al 37,5 % (-0,2 punti percen-tuali rispetto al mese precedente e -0,1 punti percentuali rispetto ad aprile 2009).

Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1 punti percentuali, ma ancora inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile dell’anno precedente. Inoltre, il numero di occupati ad aprile 2010 è pari a 22 milioni 831 mila unità (dati destagionalizzati), in aumento dello 0,2% (+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell’1,3% (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009.

Inoltre, riferisce l’istituto, ad aprile l’occupazione maschile è pari a 13 milioni 613 mila, invariata rispetto al mese precedente e in riduzione dell’1,9% (-263 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. L’occupazione femminile è pari a 9 milioni 218 mila unità, in aumento dello 0,7% (+61 mila unità) rispetto a marzo ma in calo dello 0,5 % (-44 mila unità) rispetto ad aprile 2009.

Record di disoccupazione anche nell’Eurozona dove ad aprile il tasso ha toccato quota 10,1%, rispetto al 10% di marzo. E’ il dato destagionalizzato diffuso da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Nell’aprile 2009 la disoccupazione era pari al 9,2%. Per l’Ue a 27 stati membri, invece, ad aprile la disoccupazione ha toccato il 9,7% rimanendo stabile rispetto al mese precedente. Era all’8,7 nell’aprile 2009.

Eurostat stima i disoccupati nell’Ue ad aprile in 23,31 milioni, di cui 15,86 nell’eurozona. L’incremento rispetto a marzo è stato di 25.000 unità sia nell’Ue-27 che nell’eurozona. Rispetto all’aprile del 2009 l’aumento è stato di 2,4 milioni nell’Ue di cui 1,27 milioni nell’eurozona. Tra gli stati membri, il tasso di disoccupazione più basso è stato registrato in Olanda (4,1%) e in Austria (4,9%), mentre il più alto in Lettonia (22,5%), Spagna (19,7%) ed Estonia (19%). (adnkronos)

Tag aprile, disoccupazione, istat

domenica 30 maggio 2010

giovedì 3 giugno presentazione di Area Destra a Grosseto

Pubblicato da Redazione il 28 - maggio - 2010

Giovedì 3 Giugno alle ore 17.30, presso l’hotel Granduca in Grosseto, alla presenza dei responsabili locali e militanti del PDL, dell’UDC, della LEGA e di altri movimenti e associazioni dell’area del centro-destra, gli iscritti ai circoli territoriali di AREA DESTRA della provincia presenteranno ufficialmente il movimento politico “Area Destra”.

Prenderanno la parola il responsabile provinciale e componente dell’esecutivo nazionale di Area Destra: Adriano Renis; il presidente del Coordinamento nazionale Andrea Urso e il Coordinatore nazionale di Area Destra: Massimiliano Mazzanti.

Il Coordinatore nazionale, Massimiliano Mazzanti, presenterà il libro-programma “Essere Uniti, essere Destra” di cui è l’autore.

In particolare si soffermerà su alcuni punti salienti del progetto politico di AREA DESTRA che, da strumento per l’unificazione dell’area, si propone quale soggetto politico per ricostruire una Destra identitaria, sociale, popolare, forte, elettoralmente competitiva e politicamente capace di incidere nelle Istituzioni per assolvere ad un dovere civico necessario per uscire dalla profonda crisi morale, sociale ed economica in cui versa l’Italia.

Per info: Adriano Renis: renis@areadestra.it 320/4338615

domenica 23 maggio 2010

Fiore (Forza Nuova): «Le nostre idee sono costruttive, serve rivoluzione anti finanza».

23 maggio 2010, 19:00
Roberto Fiore, Segretario di Forza Nuova, commenta brevemente le dichiarazioni del direttore del settimanale “Gli Altri” Sansonetti e torna a parlare della manifestazione di Milano:”il dibattito che si sta da diverso tempo svolgendo sul diritto a manifestare, è interessante e costruttivo, nonostante permangano certe frange che fanno lobby nella pretesa di autonominarsi giudici della libertà e dei diritti altrui, sostituendosi a diritti costituzionalmente garantiti. La sola cosa che posso dire, è che il confronto e non lo scontro a priori deve dominare la politica, affinchè a prevalere nei fatti siano le idee realmente migliori, e non quelle più comode o dei più potenti. ” prosegue Fiore:”ma quello che mi interessa oggi sottolineare, è soprattutto la rilevanza della posizione che Forza Nuova ha assunto a proposito della crisi internazionale in atto. Quella che noi proponiamo e che vogliamo contribuire a realizzare, è una vera e propria rivoluzione contro il dominio barbaro della finanza: si tratta di rivoltare il concetto che domina l’economia, si tratta di ripristinare la centralità del lavoro sul capitale e dei popoli sulle economie. “

Consulta per l’unità dell’area: il percorso continua, Romagnoli non pervenuto.

Pubblicato da Redazione il 23 - maggio - 2010

Sabato, all’Hotel Appia Park di Roma, si è tenuta la seconda riunione della Consulta per l’unità dell’Area promossa da Area Destra. Si è trattato di una riunione tecnica dove sono state proposte e dibattute le modalità di convergenza, dei vari movimenti aderenti, verso il partito unico.

Unica nota negativa l’ennesimo atteggiamento non consono al ruolo che ricopre, di Luca Romagnoli, il quale, pur avendo confermato la propria presenza, inviava un sms all’ultimo minuto accampando presunti impegni improvvisi.

Tale atteggiamento, l’ennesimo di una lunga serie, e perfettamente consono allo “stile” del personaggio in questione, è stato stigmatizzato da tutti i componenti dell’assemblea che hanno convenuto sull’assoluta mancanza di credibilità personale e politica del “non pervenuto” in relazione al futuro del progetto. Ciò non vale ovviamente per tutti i rappresentanti di Fiamma Tricolore ad ogni livello coi quali il progetto continua invece a procedere speditamente.

Seguirà un comunicato di resoconto della giornata e delle risoluzioni concordate.

Area Destra

lunedì 17 maggio 2010

AREA DESTRA VARESE; PROGETTI, NON SLOGAN!

Alla presenza di una buona cornice di pubblico, all’interno dello storico Caffè Zamberletti nel cuore di Corso Matteotti, è stato presentato il circolo di AREA DESTRA VARESE intitolato a Paolo Cossu, storica figura della destra varesina degli anni settanta-ottanta. Ad introdurre il dibattito è stato Enzo ROSA, coordinatore regionale del movimento e responsabile del circolo cittadino, per l’occasione coadiuvato dai dirigenti provinciali Riccardo PELLEGRINI, Giuseppe SCAGLIA e Massimiliano MONTANARI.

Enzo ROSA, ha illustrato in maniera chiara e sentita obbiettivi, motivazioni e cause che hanno portato alla nascita del movimento, l’importanza di creare un unico partito che possa riunire i numerosi gruppi e associazioni di destra sparsi nel paese e ridare ai militanti quel punto di riferimento credibile mancato dalla scomparsa di Giorgio Almirante, a quella del Movimento Sociale Italiano ad oggi.

Enzo ROSA nella sua introduzione non ha risparmiato una punta di veleno contro la giornalista del Pdl Tiziana Maiolo che la scorsa settimana ha presentato un libro all’interno dello stesso caffè Zamberletti. “La Maiolo”, ha detto ROSA, “oggi sta nella corte di Berlusconi ma nel 1975 quando scriveva sul Manifesto non esito a scagionare quei terroristi rossi che presero a sprangate un giovane dicciasettenne che si chiamava Sergio Ramelli che e morì dopo quarantasei giorni di coma. Mi chiedo come faccia gente come La Russa ad ospitare nella sua stessa casa gente questa ex anarchica estremista di sinistra”.
Enzo ROSA ha poi spiegato le motivazioni della nascita del movimento Area Destra e l’esigenza di creare un terzo polo che possa ridare fiducia ai milioni di italiani che da anni non hanno più un punto di riferimento.

Riccardo PELLEGRINI, coordinatore dell’area Est della provincia di Varese e consigliere comunale di maggioranza a Venegono Superiore, ha sottolineato l’importanza dell’agire proponendo progetti sociali piuttosto che slogan;“Area Destra nasce come movimento ben definito e ben distante dal Pdl” ha detto Pellegrini, “nello stesso tempo non dobbiamo rimanere isolati ma pronti a collaborare con chiunque possa condividere i nostri progetti”.

Parlando di progetti ne sono stati presentati due in particolare; uno dal titolo “Aiutiamo cinquanta bambini e le loro famiglie” mirato a sostenere l’associazione no profit Scuola dell’infanzia “Nino Bassi” di Inarzo che rischia di dover chiudere la scuola materna che gestisce con professionalità a causa dei debiti con le banche e dello scarso sostegno delle istituzioni e uno dal titolo “Educantando”, mirato a coinvolgere le giovani generazioni in un percorso energico-educativo basato sul divertimento, l’arte e la socializzazione.
Per quanto riguarda l’iniziativa “Aiutiamo cinquanta bambini e le loro famiglie” è stata organizzata per il prossimo week-end alla Schiranna di Varese la festa “Primavera dei Bambini” con animazioni varie, gonfiabili e laboratori per i più piccoli, gastronomia e musica per tutte le generazioni.
L’applicazione del progetto “Educantando” prevede invece la creazione di un “Piccolo Coro” formato da bambini dai 6 ai 13 anni, quella di una scuola teatrale per ragazzi, adolescenti, adulti e anziani, un corso di coreografia e il coinvolgimento del plesso scolastico del paese. Scuole di Teatro, coreografia, musica e “Piccolo coro”, vengono integrati in un percorso di studio che trasformerà i ragazzi in cantanti, musicisti e attori che poi rappresenteranno il “Musical Educantando” creato da loro stessi. Il progetto Educantando” attualmente è in fase di applicazione nel comune di Venegono Superiore ma verrà proposto ai vari assessori dei settori cultura, sociale e politiche giovanili dei comuni della provincia

di Varese e inserito nel programma di “Area Destra” per le prossime elezioni comunali di Varese previste nel 2011.

Intervenuti anche i coordinatori di “Area Destra Varese Nord” Giuseppe SCAGLIA e “Varese Sud” Massimiliano MONTANARI, il quale ha ben illustrato la condizione di degrado in cui versa la sua zona, in particolare nei pressi della stazione di gallarate dove non ci sono più negozi italiani ma regnano gli accoltellamenti quotidiani fra extracomunitari. Denunciando questa situazione MONTANARI non ha risparmiato un attacco alla Lega che da anni governa Gallarate con assoluto immobilismo di fronte a questi problemi e alle promesse fatte ai suoi elettori.

La lega è stata anche bersaglio di Giuseppe SCAGLIA che vive proprio a Gemonio, il paese di Bossi, SCAGLIA ha denunciato anche l’oscuramento della stampa di fronte a iniziative come quella intrapresa contro l’uso della pillola; il sociale fa paura a certa stampa” ha detto SCAGLIA, “ma noi non abbiamo paura del sociale e continueremo a lottare e prima o poi ci ascolteranno”.

Durante l’incontro è stato presentato anche il libro ”Essere uniti, essere di destra” di MASSIMILIANO MAZZANTI, ben accolto dal pubblico al punto che le copie a disposizione sono andate esaurite.

Enzo ROSA ha poi ricordato la figura di Paolo Cossu, leader della destra varesina degli anni settanta-ottanta; “Una persona carismatica che per noi giovani è stato un grande punto di riferimento” ha detto ROSA, “rendendo l’immagine della destra varesina attivista di quegli anni un esempio a livello nazionale”

Ha chiuso l’incontro Riccardo Pellegrini “rivedere una bandiera di destra sventolare in corso Matteotti e ripartire da qui con questa nuova avventura è emozionante”, ha detto PELLEGRINI, “se pensiamo a quello che rappresentava questo corso e a cos’è diventato oggi, c’è solo da impegnarsi perché le nostre bandiere possano moltiplicarsi contribuendo a ridare il giusto smalto a quello che fu il salotto di questa amata città”.

Area Destra Varese Est

Circolo “Paolo Cossu”

Presentato il progetto di Area Destra a Quero (BL) per le province di Treviso e Belluno

Si è svolta a Quero (BL) sabato 15 la presentazione del progetto di Area Destra per le provincie di Treviso e Belluno.

Presenti i vertici locali della Fiamma Tricolore, de La Destra e di Forza Nuova.

Ospiti d’eccezione :

Massimiliano Mazzanti, membro del direttivo nazionale di Area Destra nonchè autore del libro “Essere uniti, essere Destra” e Alberto Ferretti, membro del direttivo nazionale di Area Destra nonchè portavoce nazionale del movimento.

Il dibattito, che in alcuni momenti è stato acceso dalle diversità di percorso delle varie anime, ha portato ad evindenziare la necessità e la volontà da parte di tutti di lavorare uniti sul territorio.

Questo momento ha di fatto riavvicinato le comunità militanti che, seppur già vicine per vedute, erano assai lontane per beghe che si trascinavano nel tempo.

E’ l’inizio di un cammino che siamo certi porterà nuovo ossigeno e forza alla ns area che mai come ora necessità di unione e visibilità; specialmente in un momento in cui l’Italia ha bisogno dell’apporto di una destra vera, concreta e organizzata che sia in grado di dare un modello alternativo ai due schieramenti PDL-PD e che sia in grado di arrestare
l’avanzata dei movimenti leghisti.

Ringraziando tutti quelli che hanno partecipato, sia a titolo personale sia in rappresentanza del movimento di appartenenza, l’invito per tutti è di dare un seguito all’incontro aderendo ufficialmente al progetto e contattandoci per organizzare iniziative comuni.

Amedeo Bolzonello
Coordinamento Area Destra Veneto

venerdì 14 maggio 2010

Convocazione della consulta per l’ unità dell’ area – Roma 22 maggio

Area Destra, a seguito delle risultanze dell’ ultima riunione della consulta tenutasi a Roma il 17 aprile, convoca per il 22 maggio 2010 la seconda riunione che avrà per oggetto le proposte concrete dei vari movimenti sul come costruire il nuovo partito unico della Destra Politica Italiana.

Sono invitati a partecipare tutti i movimenti che hanno espresso un chiaro intendimento per questo traguardo e che porteranno sul tavolo proposte scritte che saranno discusse.

Le proposte andranno formalizzate almeno 2 giorni prima della consulta in modo da poter entrare direttamente nel vivo della discussione e permettere ai partecipanti di preparasi a dovere nel merito.

La riunione si terrà presso il centro congressi dell’ Hotel Appia Park Hotel, via Appia Nuova 934 - 00178 Roma Tlf. 06 716741

I lavori cominceranno alle ore 10.00 con la riunione della consulta di Area Destra ed andranno avanti ad oltranza.

E’ prevista la partecipazione di pubblico previa formale richiesta ed accettazione da inviare a

0rganizzazione@areadestra.it per info 338 7957200 Andrea Urso

giovedì 13 maggio 2010

Pescara 21 Maggio 2010 AREA DESTRA ABRUZZO si presenta.

Area Destra Abruzzo, comunica che alla data di :

Venerdi' 21 Maggio 2010 , con decorrenza dalle ore 19.00 alle ore 21.00 , e' convocata la propria Direzione Regionale unitamente al pubblico e a tutte le
forze politiche che al di fuori degli schemi dell'attuale maggioranza
di governo, ritengano utile un percorso comune di sviluppo e rilancio socio
economico e politico della regione Abruzzo .

Il luogo e' fissato presso la struttura :

ROMANTIK HOTEL Villa Maria
C.da Pretaro
66023 Francavilla Al Mare (CH)
Tel. (39) 085.45.005.1 •
Fax. (+39) 085.69.30.42

Ordine del Giorno :

Ore 19.00 Arrivo e benvenuto.
Ore 19,15 Ciasullo Giovanni Direzione Nazionale
Messaggio di benvenuto / Apertura dei lavori .
Ore 19,30 Massimiliano Mazzanti Direzione Nazionale
( Tra l'altro autore del Libro Uno Bianca da cui e'
stata tratta l'ultima trasmissione televisiva tematica)


Presentazione del libro programma di Area Destra
" Essere uniti essere di Destra " .
Approfondimenti programmatici

Ore 20,30 Coffee Breack

Ore 21.00 Fabrizio Colagrande Direzione Regionale
Presentazione della struttura organizzativa abruzzese
e dichiarazioni di intento per la collaborazione con gli
altri partiti dell'area.

Ore 21.30 Ciasullo Giovanni Direzione Nazionale.
Chiusura dei lavori .


L'incontro e' aperto al pubblico , simpatizzanti, militanti e appartenenti
a tutti i partiti dell'Area .

Per Info : Ciasullo Giovanni 337.346666 ciasullo@areadestra.it
Fabrizio Colagrande 336.929290 abruzzo@areadestra.it
Mauro Diodato 329.8005077 pescaraprovincia@areadestra.it


Un percorso per essere utili al paese.

Area Adestra Abruzzo
Giovanni Ciasullo

lunedì 10 maggio 2010

COMUNICATO STAMPA; AREA DESTRA VARESE SI PRESENTA ALLA CITTA'

AREA DESTRA VARESE SI PRESENTA ALLA CITTA'

Pur essendo presente già da tempo in provincia di Varese, il movimento politico Area Destra sabato 15 maggio farà la sua presentazione ufficiale nel capoluogo. Il responsabile regionale Enzo Rosa ha convocato i portavoce dei quattro circoli di Area Destra attivi in provincia presso la sala "Zamberletti" dello storico caffè di Corso Matteotti. A partire dalle ore 18,00 verrà illustrato alla stampa ed ai simpatizzanti il progetto di unificazione che ha ispirato la nascita di Area Destra. Da tempo nell'ambito politico della destra, esistono realtà tanto simili quanto indipendenti l'una dall'altra. Il progetto, mira all'unificazione di tutte queste sigle con lo scopo di formare un unico polo che permetta finalmente ai suoi elettori di riconoscersi in una realtà che li rappresenti pienamente. Dopo la presentazione di marzo del circolo di Area Destra Varese Est, affidato al consigliere comunale di Venegono Superiore Riccardo Pellegrini, è ora la volta del circolo di cittadino di Varese intitolato al compianto Paolo Cossu nome storico della destra varesina degi anni settanta-ottanta.
All'incontro interverranno, come detto, il responsabile regionale Enzo Rosa e i coordinatori provinciali Riccardo Pellegrini, Giuseppe Scaglia e Massimiliano Montanari, attesi anche rappresentanti dei movimenti politici "La Destra", "Fiamma Tricolore", "Forza Nuova" e del movimento giovanile "Gioventù italiana". Nel corso dell'incontro verrà presentato anche il libro "Essere uniti, essere Destra" scritto da Massimiliano Mazzanti.
L'evento avrà luogo dalle ore 18 alle ore 20 e si concluderà con un augurante aperitivo per tutti gli intervenuti.

AREA DESTRA VARESE
Circolo "Paolo Cossu"

giovedì 6 maggio 2010

Barletta capitale nazionale ed europea dei parà

Dal 14 al 16 Maggio, prevista la partecipazione del Ministro La Russa

La notizia arriva da Costantino Palmitessa Presidente del Comitato organizzatore del 25esimo raduno nazionale dei paracadutisti d'Italia. La manifestazione si svolgerà nella città della Disfida dal 14 al 16 Maggio prossimo e farà di Barletta la capitale nazionale ed europea dei parà.

Intenso il cartellone degli appuntamenti: si parte venerdì 14 con un incontro che avrà come protagonisti il passato e il presente dei parà, con un confronto tra chi ha indossato e chi indossa il basco rosso scuro; a seguire sabato 15 una messa nella chiesa del Santo sepolcro e la festa del paracadutista; nella domenica conclusiva sfilate per le vie del centro cittadino ed esibizioni dei parà sulla litoranea di Ponente. La speranza e che il cielo sopra Barletta possa essere invaso, oltre che dai paracaduti azzurri, dalle Frecce tricolore.

Inoltre è prevista la partecipazione anche del ministro della Difesa, Ignazio La Russa oltre all'arrivo di circa duemila parà, tra cui alcuni anche dall'estero. L'associazione nazionale dei paracadutisti infatti fa parte dell'Unione europea dei parà e pare essere certa l'arrivo di molti paracadutisti dal Belgio, dalla Francia e dalla Germania.

È la prima volta dal 1956 (anno in cui i raduni dei paracadutisti a cadenza biennale hanno avuto inizio, ndr) che l'adunata si svolge in Puglia è c'è grande soddisfazione che avvenga nella città più decorata d'Italia se si ricordano le dodici medaglie di cui Barletta è stata insignita e le due una al valore civile e l'altra al valore militare. Onorificenze che hanno contribuito a vincere la concorrenza di altre città. Quando si è chiuso a Venezia l'ultimo raduno nel 2008 è apparsa, su un cartellone luminoso, la scritta "Arrivederci a Barletta". È stato allora che si è capito che gli sforzi fin ora fatti dagli addetti ai lavori erano stati premiati.

mercoledì 5 maggio 2010

LAZIOGATE, TEGOLA SU STORACE. PER LUI UNA CONDANNA DI UN ANNO E SEI MESI DI RECLUSIONE.

(AGI) – Roma, 5 mag. –

Otto condanne, tra cui quella di Francesco Storace a un anno e mezzo di reclusione e del suo ex portavoce Nicolo’ Accame a due anni, e un’assoluzione. Si e’ chiuso, cosi’ davanti al tribunale monocratico di Roma, il processo ‘Laziogate’, relativo all’incursione illecita nella banca dati dell’anagrafe del Comune e all’attivita’ di spionaggio compiuta ai danni di Alternativa Sociale (il movimento guidato da Alessandra Mussolini) che nella primavera del 2005 si presento’ alle elezioni regionali.

LA REAZIONE DI STORACE: ”Adesso e’ presto per parlarne”. Con queste parole, Francesco Storace leader de La Destra, ha risposto all’Asca in merito alla condanna ad 1 anno e sei mesi di reclusione, inflittagli, assieme ad altre sette persone, nell’ambito del processo nel cosiddetto Laziogate. La sentenza e’ stata pronunciata dalla IV Sezione penale del Tribunale di Roma. (asca)

venerdì 30 aprile 2010

"Scandalo" a Lavagna: una caserma intitolata a un caduto della Rsi

A due passi dalla dolce brezza del Mar Ligure, a Lavagna, in provincia di Genova, non ostante le onde calmissime, è scoppiata una bufera di proporzioni gigantesche. Ad agitare le acque è stata la locale sezione dell’Anpi che, scandalizzata, ha denunciato l’iniziativa del comando del Corpo Forestale dello Stato di intitolare la caserma del luogo alla memoria del maresciallo Michele Menechini. Chi fu costui? Menechini fu uno dei tanti buoni italiani in divisa - ché anche quella della Forestale è un’uniforme, cioè, non un semplice vestito, ma un “costume della Patria” -, il quale l’8 di settembre del 1943 decise che lo Stato disciolto dall’ignavia del Savoia potesse avere una sua continuità nella Repubblica sociale. Per altro, Menechini si occupava di alberi, prati e di quanto oggi andrebbe racchiuso nel concetto di ecologia, mica di ideologie o di politica. Menechini faceva il suo dovere di pubblico dipendente prima della fuga del Re e ritenne di doverlo continuare a fare anche dopo. La pagò cara, anzi, carissima. Già, perché lo scandalo che agita l’Anpi sta tutto qui, nella scelta di un comando della Forestale, quello di Lavagna, che pone un grave interrogativo: per “liberare” l’Italia dalla dittatura; per portare la democrazia; per cacciare il “tedesco invasore”; per costruire la “nuova Italia” era così necessario assassinare – il 23 giugno del 1944 – anche un semplice maresciallo della Forestale, mentre con la sua bicicletta e con la piccola figlia su con lui girava serenamente per il Paese? L’eroismo dei partigiani, quello che tanto vorrebbero difendere i “paracarri” dell’Anpi, è racchiuso in questo genere di azioni, che tanto assomigliano a quelle che, ancor oggi, dall’Iraq all’Afghanistan, da Israele alle province basche, proprio gli Stati democratici definiscono terroristiche? Ovviamente, l’Anpi direbbe di no, ma sono, appunto, i casi come quelli di Lavagna e delle polemiche contro l’intestazione della caserma a Menechini a ricordare a tutti cosa furono non solo le “radiose giornate” del 25 aprile, ma gran parte dell’intera guerra partigiana: una somma di innumerevoli attentati contro soggetti inermi; contro militari che non potevano in quel momento difendersi; contro uomini e donne che avevano semplicemente continuato a credere che allo Stato bisognasse offrire la propria collaborazione. Un bagno di sangue che scatenò spesso rappresaglie sulla popolazione civile che, il più delle volte, come insegnano i casi di Pedescala, Civitella, Sant’Anna di Stazzema e tanti altri ancora, rifiutano le decorazioni resistenziali e accusano i partigiani d’essere la vera causa della strage dei loro cari operata dalle truppe naziste. Dunque, sostenere e difendere la scelta della Forestale di Lavagna diventa un obbligo morale: non solo verso un uomo sul cui conto non pesano colpe d’alcun genere, ma verso la stessa memoria del Paese. Memoria che – contrariamente a quanto sostiene tale Mauro Caveri, vicesindaco ignorante della stessa Lavagna – non viola assolutamente i principi della nostra Costituzione. In primo luogo, perché la Costituzione italiana non è antifascista, come dimostra il suo “testo lungo” (oltre 10.500 tra parole e segni grafici) nel quale proprio quelle due espressioni “antifascismo” e “resistenza” non trovarono albergo. Per di più, non lo trovarono non perché fossero sotto intese, ma perché, non ostante la precisa richiesta di alcuni costituenti, a partire da Palmiro Togliatti, si decise di non inserirle. E la Costituzione – se lo stampi ben in testa il signor Caveri – non è una poesia, ma una legge, anzi, la prima e la principale legge dello Stato che, dunque, osserva e impone il principio giuridico, secondo cui “ciò che la legge vuole, la legge dice”. E se non dice, di conseguenza, non ha voluto. In secondo luogo, perché e anche fosse – e, si ripete: non è – che la Costituzione fosse antifascista, la scelta di intitolare una caserma della Forestale a un uomo probo che fu fascista non la contraddirebbe comunque, a meno che Caveri, l’Anpi o qualche altro cretino politico o istituzionale non voglia intendere che le scuole intitolate ad Arrigo Serpieri; tutte le vie Guglielmo Marconi; le strade che ricordano Luigi Pirandello – e ci si ferma qui, subito, per non tediare chi legge con un elenco di decine, centinaia di nomi che illustrarono la Patria e portarono orgogliosamente la camicia nera tra il ’22 e il ’45 – costituiscano un attentato alla libertà. Si applauda alla scelta nobile e coraggiosa della Forestale, dunque, si sbattano dietro a(lla) Lavagna l’Anpi e i politicanti senza cultura.